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3 Novembre 2026
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Vertenza Fonderie Pisano: «Profondamente delusi per il no della Regione»

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Vertenza Fonderie Pisano: «Profondamente delusi per il no della Regione»

In merito all’incontro svoltosi ieri mattina negli uffici regionali di Salerno con il dottor Antonello Barretta, direttore generale del Settore Ambiente della Regione, coadiuvato dalla dottoressa Giuseppina Sessa, l’amministratore delegato delle Fonderie Pisano, Ciro Pisano, assistito dall’avvocato Lorenzo Lentini, dichiara quanto segue:

«Siamo profondamente delusi dall’esito dell’incontro. Abbiamo partecipato a questo appuntamento su invito del Ministero delle Imprese che, nel corso di un recente incontro a Roma, aveva sollecitato l’avvio di colloqui costruttivi tra la nostra azienda e la Regione Campania, al fine di definire percorsi condivisi per la salvaguardia dei livelli occupazionali (circa 88 lavoratori).

Dal 30 ottobre 2026, infatti, gli 88 lavoratori sono senza reddito, mentre lo stabilimento è fermo dal 25 marzo. I cubilotti sono già stati dismessi e il relativo camino soppresso. Per questo motivo, Fonderie Pisano chiede che la Regione Campania si pronunci immediatamente soltanto sulla Fase 1 della ripresa delle attività produttive, che prevede l’utilizzo di un unico forno elettrico esistente, già autorizzato e valutato positivamente in fase ambientale (VINCA 2020).

Abbiamo trovato, però, un muro: un no aprioristico e immotivato alla nostra semplice richiesta di convocazione di una Conferenza dei Servizi che si pronunci motivatamente soltanto sulla Fase 1, con riserva di autorizzare gli altri due forni elettrici (Fasi 2 e 3) successivamente, a valle di eventuali procedure VIA, che richiedono oltre 12 mesi per la conclusione.

Questa soluzione, che contempera la tutela della salute e quella dei lavoratori, consentendo una ripresa della produzione e dell’occupazione in tempi brevi, non ha trovato alcun ascolto da parte degli interlocutori regionali.

Abbiamo pertanto chiesto alla Regione di proporci una soluzione alternativa, ma, ancora una volta, al di là di burocrazia e formalismi, non è pervenuta alcuna risposta concreta finalizzata a garantire la ripresa delle attività in sicurezza e la salvaguardia dei livelli occupazionali.

Ma tenere fermo l’impianto, senza decidere, non protegge nessuno. A questo punto, l’inevitabile attivazione delle procedure di licenziamento collettivo degli 88 lavoratori di Salerno per cessazione dell’attività è imputabile soltanto all’inerzia e all’inazione regionale, che costringono Fonderie Pisano, suo malgrado, a intraprendere questa dolorosa iniziativa».

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