Ragazzi di Sapri siate protagonisti della vita pubblica

Infante viaggi

Vorrei tentare di fare chiarezza sulla partecipazione o meno dei giovani sapresi alla vita pubblica. Spesso, credo ne siano consapevoli, sono stati oggetto di discorsi oscillanti fra l’esaltazione acritica e la dura reprimenda. Nel primo caso ci si commuove alle loro, rare, sortite pubbliche; nel secondo gli si rimprovera una scarso impegno civile o una partecipazione subalterna.

Io non adotto, salomonicamente, una tesi intermedia. Sostengo, invece, che la realtà è complessa e, appunto per questo, il problema della partecipazione giovanile richiede un ragionamento articolato, non liquidabile con poche battute o, peggio, con slogans.

Considero la realtà locale in cui noi tutti viviamo; parlo degli adulti e dei politici.

Adulti che possano rivendicare una partecipazione alla vita pubblica che sia d’esempio, francamente, non ne vedo. Le idee subordinate alla fedeltà ad un personaggio o ad un gruppo, il soffocare la critica “Taci il nemico ti ascolta!” sono atteggiamenti  che i giovani non hanno inventato.

Occorre accennare alla responsabilità delle generazioni adulte che, spesso, hanno trasmesso i germi del conformismo, del clientelismo, del familismo, del vittimismo, del localismo. Una grande responsabilità ricade sul ceto medio, insegnanti, dirigenti pubblici, professionisti che pur avendo gli strumenti culturali per stimolare una crescita civile non hanno saputo o voluto far nulla. Perché a nulla valgono sporadici eventi, certe passerelle, che piuttosto che affrontare criticamente la nostra realtà guardavano altrove, casomai al passato facendone motivo di sterile orgoglio.

I politici; me la cavo dicendo che essi sono prima di tutto adulti e, pertanto, vale quanto ho già detto.

Quindi nessuna meraviglia che ci siano giovani politici asserviti a qualche signorotto (ex o in attività) ma l’asservimento è atteggiamento riscontrabile in giovani e vecchi e non risparmia nessuna parte o partito.

Io ho avuto, in gioventù, nel mio partito e nel mio sindacato dei “maestri”, una fortuna che i giovani, qui, non hanno. Essi devono ricorrere, purtroppo, all’autoapprendimento.

Imparate a riconoscere il populismo dietro il quale si cela o il nulla o affari inconfessabili. Esso si manifesta in molti modi: o richiamando vecchie contrapposizioni ideologiche (es.: bisogna battere i comunisti!), o isolando ed estremizzando valori in se stessi positivi (es.: la libertà individuale), o semplificando (es.: la politica “del fare”).

Messaggi semplici, digeribili, nel tentativo di catturare consensi, nascondono la complessità della realtà, illudono senza dare vere risposte. Parole svuotate del loro intimo significato e sbandierate: cambiamento, meritocrazia, eccetera.

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Sappiate che il maggior nemico della democrazia è la semplificazione. Dovete essere convinti che due sono i presupposti del progresso: democrazia e cultura. La democrazia, nelle varie forme, si è imposta nel mondo. È carica di problemi! Occorre migliorarla. La cultura è indispensabile per la crescita umana, politica, civile e economica di ciascuno e della collettività.

Senza cultura non vi è dialogo, partecipazione, progettualità.

Diffidate di chi vi chiama alla protesta (aldilà della bontà o meno della causa) e si dimentica di voi quando occorre decidere: cosa fare, come farlo e con quali priorità.

Diffidate di una politica che propone solo singoli interventi immediati (sic!), diffidate delle facili promesse; è la vecchia politica, cioè l’attuale, che ripropone i vecchi schemi.

Siate protagonisti: questa è, per me, la prima questione reale.

Pretendete una politica nuova, capace di visione, di progettualità. La politica dell’emergenza ci è costata e ci costa troppo e al futuro (vostro) consegna enormi problemi e scarse risorse.

Pretendete di partecipare al disegno della società in cui volete vivere: in questo scenario possono e debbono essere attuate, coerentemente, iniziative più “immediate”.

La dimensione locale è il primo terreno di confronto, la vostra “palestra”. Occorre umiltà, dovete, purtroppo da soli, apprendere quanto non vi hanno insegnato: analizzare il contesto, fissare gli obiettivi, saper ascoltare, sapersi esprimere in pubblico, gestire dibattiti, formalizzare un’idea. Se pensate che vi sia qualcuno a cui “rubare” qualche abilità, qualche idea usatelo e poi, se non lo fa da solo, accantonatelo. Questo ricambio è un’altra condizione per progredire.

Occorre coraggio, il contesto non aiuta: chi dissente diviene nemico, le critiche pubbliche sono considerate tradimento; dietro una facciata ipocrita un clima di guerra fra bande. Ma basta “rompere il ghiaccio” ricordatevi che c’è chi opera coraggiosamente in contesti molto, ma molto più difficili.

Credo e spero di stimolare commenti e critiche, e anche numerosi interrogativi. Impegnarsi? Perché? Come? Con chi? Per ora basta questa introduzione ma, se vi sarà interesse, non mi sottraggo. Riprenderemo, possibilmente a voce, il filo del discorso. Buona fortuna.

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