Il Cilento brucia, questo il triste primato di un comprensorio: le conseguenze

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Il Cilento brucia, è questo il triste rovescio della medaglia di un’estate a quanto pare rovente in tutti i sensi.

Nelle ultime ore numerosi ettari di macchia mediterranea sono andati in fumo.

I focolai più gravi sono risultati quelli di Laurito, dove le fiamme hanno minacciato pericolosamente il centro abitato e dove canadair e uomini del Corpo Forestale dello Stato sono stati impegnati in operazioni di spegnimento ma anche ad Agropoli e Castellabate, dove anche in questo caso decine di ettari di macchia mediterranea sono stati letteralmente “mangiati” dalle fiamme.

Un triste primato quello degli incendi in territorio cilentano che anche quest’anno lo vede protagonista di un incredibile sequela di atti scellerati ed inconprensibili: Castelcivita, Castelnuovo Cilento, Prignano Cilento, Futani, Perito, Ceraso, Rutino, Stella Cilento, Orria, Castellabate, Torre Orsaia, Casal Velino, Salento, Pisciotta e Moio della Civitella solo per citerne alcuni.

Naturalmente le indagini condotte dagli uomini del Corpo Forestale dello Stato propendono per la matrice di stampo doloso.

Danni irreversibili I danni causati da un incendio boschivo sono di diverso tipo e dipendono sia dalle caratteristiche di comportamento del fronte dl fiamma sia dal luogo di passaggio dell’incendio.

Alla grande variabilità degli incendi e degli ambienti naturali fa riscontro una corrispondente variabilità delle loro conseguenze.

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I principali effetti prodotti dal fuoco interessano il suolo, la vegetazione, la fauna, l’atmosfera, il paesaggio.

Si pensi che in generale le cause di innesco naturale (caduta di un fulmine per esempio) sono inferiori al 3% del totale di verde andato in fumo. Oltre la metà del totale di ettari persi è a innesco doloso, determinato cioè dalla volontà di trarre profitto, come per esempio ampliare una superficie agraria e di pascolo, oppure risentimenti verso privati o provvedimenti dell’Ente Pubblico.

Nonostante la vegetazione mediterranea abbia sviluppato meccanismi di difesa e di recupero in seguito al verificarsi di un incendio, il passaggio del fuoco provoca modificazioni profonde e irreversibili della vegetazione e delle altre componenti che caratterizzano l’ambiente naturale, con preoccupanti ripercussioni economiche e sociali.

Le aree percorse da incendio subiscono alterazioni fisico-chimiche e biologiche del terreno che, privato dello strato vegetale, è maggiormente soggetto all’azione dell’erosione, con una sensibile perdita di fertilità.

Gli incendi ricorrenti, inoltre, provocano una graduale distruzione della struttura e della composizione floristica della vegetazione, con la comparsa di formazioni vegetali sempre più degradate e caratterizzate da una dinamica che può portare alla desertificazione del territorio.

Tuttavia la propagazione del fuoco, e quindi la probabilità che un incendio assuma proporzioni catastrofiche, è favorita dal clima caldo arido che caratterizza la stagione estiva, dall’intensità dei venti, dalla topografia della zona e dal tipo di copertura vegetale che, nelle regione mediterranee e in particolar modo nel periodo estivo, è caratterizzata da un altissimo grado di infiammabilità.

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