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Paolo Franchini e Ugo Mazzotta: scrittori tecnologicamente avanzati, ammazzati nella letteratura

di Alessa e Michela Orlando

Abbiamo vari debiti con gli scrittori più tecnologicamente avanzati al mondo: Paolo Franchini (http://paolofranchini.wordpress.com/) e Ugo Mazzotta (http://www.ugomazzotta.com/, dove è possibile anche scaricare gratuitamente alcuni suoi libri: http://www.ugomazzotta.com/ebook/ebook.html).

Con il primo in qualche modo abbiamo quasi saldato il conto “eliminandolo”: ucciso in un radiodramma dall’attore Mario Pirovano (è stato con Mistero buffo al teatro di Laurino). Dichiarato pubblicamente il debito di cui innanzi, sapendo che assumerli in tal modo ti costringe ad assolverli, resta, dunque, da ripagare Ugo Mazzotta che con Paolo è in cima alla lista degli scrittori da noi preferiti.

Ugo è anche sceneggiatore in programmi di Canale 5, “Ris-Delitti imperfetti”. Nel 2010 ha sceneggiato l’episodio “Il passato ritorna”. È per tutto ciò che abbiamo deciso di ucciderlo. È il suo destino, è ciò che lo attende in un nostro giallo e della minaccia Ugo sa molto bene.

Purtroppo per lui non potrà difendersi, non potrà evitare quel che è già accaduto. Nel  nostro giallo, come gli accade nella vita reale, egli è: rilevante testimone di omicidi e medico legale che interviene sul corpo di una donna trovata discinta, ormai cadavere.

Tutto accade nel Cilento, sul Sacro Monte, dove si è recata una donna che non riesce a rimanere incinta. Ella si trova tra le due rocce a cui la credenza popolare attribuisce la capacità di risolvere problemi connessi alla incapacità di procreare. Lei, la poverina, non sa che è incinta. Quel che succede in quel posto è atroce.

In attesa che l’evento sia reso pubblico, diamo visibilità alla sua intervista, evidenziando che, pur essendo coetanei, lui ci distanzia anni luce anche sul piano del sense of humor.

La introduciamo segnalando il nostro ultimo colloquio, in cui abbiamo parlato del suo personaggio: il commissario Prisco. Noi: A proposito di Prisco: mica il nome nasce dallo scrittore Prisco…

Lui: No, no. Nasce da circostanze… geografiche. Quando ho iniziato a scrivere il primo romanzo, dieci anni fa, frequentavo per motivi professionali la zona del casertano. Un pomeriggio ero in macchina e pensavo al nome da dare al mio commissario quando mi capitò sott’occhi un cartello stradale che indicava la via per il comune di “Caturano”. Mi piacque e decisi che il commissario si sarebbe chiamato così. Qualche giorno dopo ero sulla stessa strada e rimuginavo sul fatto che il “commissario Caturano” somigliava un po’ troppo, per assonanza, al “commissario Montalbano” (al quale sapevo di dovere molto anche come impostazione del romanzo). Dopo un po’ passai davanti al cartello indicatore del comune di San Prisco, e il commissario fu ribattezzato. Il nome di battesimo, Andrea, gli rimase come omaggio a Camilleri. Quando poi qualche anno dopo ho affibbiato al commissario una spalla femminile, le ho dato il cognome che avrebbe dovuto avere il commissario stesso, così è nata l’ispettore Alice Caturano (che col tempo è cresciuta, fino a diventare lei la protagonista del mio ultimo romanzo, il primo senza il commissario Prisco).

Avvertenza finale: la ragione per la quale nell’intervista che segue diamo il tu a Ugo Mazzotta è nel fatto che siamo più o meno coetanei: noi due, ventiseienni, assieme, come egli stesso ci ha segnalato, raggiungiamo la sua età. Le differenze: come detto, assieme a Paolo Franchini, è lo scrittore più tecnologicamente avanzato che abbiamo mai conosciuto, mentre noi ci arrotiamo intorno ai tasti della tastiera che più volte si è salvata per miracolo dal lancio contro un muro.

 

D: Ti faremmo poche domande per un articolo-finestra che dia accesso e diffusione al tuo sito.
Vorremmo il tutto fosse divertente, chiaramente, ma anche dare modo ai lettori di poter leggere i tuoi libri.
R: Divertente non so se riuscirò a esserlo, non è facile. Serio di certo no.

D: Meglio sciacquarsi nelle acque di Napoli, dell’isola Mauritius o del Cilento?
R: Le acque di Napoli sono, ahimè, raramente avvicinabili, spesso corrosive da quanto sono inquinate. Quelle di Mauritius non le conosco ma, a meno di essere magnati del petrolio o ex presidenti del consiglio, trovo che eleggere ad “acqua di riferimento” un mare nel quale bene che vada ci si potrà tuffare una volta all’anno e per pochi giorni sia un’opzione perdente. Il Cilento invece lo conosco abbastanza bene e nelle sue acque mi immergo spesso. Decisamente la scelta migliore.

D: L’italiano, invece, dove lo sciacqua Ugo Mazzotta?
R: Ho origini multidialettali: mio padre pugliese, mia madre sarda, nato e vissuto a Napoli, la conseguenza è stata che attorno a me nei primi anni di vita ho sentito parlare solo l’italiano e il dialetto l’ho imparato più tardi, come una lingua. Aggiungete che la trasmissione televisiva che più amavo da bambino (parlo del 1960) era “Non è mai troppo tardi”, le lezioni dell’indimenticabile Maestro Manzi agli allora tanti analfabeti. Arrivai in prima elementare a cinque anni che sapevo già scrivere. Da allora ho letto tanto e di tutto – narrativa e basta, poca poesia, niente saggi – e ancora adesso non ho un mio Arno particolare nel quale andare a sciacquare i panni. Ho avuto una bibbia linguistica che ancora adesso consulto di tanto in tanto, un divertentissimo libro scritto dall’italianista Luciano Satta circa quarant’anni fa, si chiamava “Come si dice”.

D: Dove va in vacanza il Commissario Prisco?
R: Finora non ha mai fatto molte vacanze. Credo che la sua vacanza preferita sarebbe un viaggio in moto, evitando accuratamente le autostrade, in giro pèr l’Europa alla ricerca di borghi accoglienti, città d’arte e posti in cui la natura è stata rispettata.

D: Cosa leggono i due…
R: Penso di poter parlare a nome di entrambi. Leggiamo tutto ciò che ci incuriosisce; romanzi, quasi esclusivamente, che abbiano storie ben costruite e personaggi credibili. Citando dal mio sito: “King, Christie e Simenon, e ancora Eduardo, Vian, Calvino, Pavese, Bulgakov… gente che ha scritto cose con cui magari era difficile essere d’accordo, come Guareschi e Wodehouse, ma accidenti se sapeva scriverle! E ancora, i maestri del giallo italiano: Veraldi, Scerbanenco, Fruttero e Lucentini, Olivieri…”

D: E Prisco che ne pensa dei briganti cilentani?
R: Prisco non si è mai documentato abbastanza al riguardo e non ama esprimere giudizi su cose che non conosce. Però sa che la storia è spesso il racconto delle vicende umane viste dalla parte di chi ha vinto; e ha sentito dire che il regno delle Due Sicilie era, prima dell’unità d’Italia, uno degli stati più ricchi d’Europa. Ricchezza che ovviamente fioriva nelle casse e nelle tasche di pochi e non certo del popolo meridionale, ma che spiega l’ansia sabauda di liberare il Mezzogiorno d’Italia (l’esportazione della democrazia in punta di baionetta non l’ha inventata Bush). Tutto ciò spinge Prisco a desiderare di leggere qualcosa riguardo il brigantaggio meridionale, qualcosa che non sia troppo schierato e gli dia la possibilità di imparare.

D: Dove si potrebbe far morire Prisco, sapendo che gradirebbe? Dire anche i perché: Camerota, Palinuro, Sapri, Padula …
R: So per certo che Prisco non ha alcuna intenzione di imboccare il tunnel con la luce bianca in fondo, non per parecchie decine d’anni ancora almeno. Diciamo che proprio dovendo – e facendo tutti gli scongiuri leciti e meno leciti – gli piacerebbe che succedesse lungo la strada che da San Giovanni a Piro porta a Lentiscosa. Ci sono punti in cui la strada di montagna offre improvvise vertigini su un mare di un azzurro surreale, dove non gli dispiacerebbe essere sepolto.

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