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Cilento. Donne e proverbi, serenate e belle figliole

di Emilia Di Gregorio

“La cilentana” è diventata ormai un inno alla nostra terra, una sola voce che si innalza dal cuore di cilentani e non e rende omaggio a questa nostra grande ricchezza, ma è anche un inno alla donna cilentana, quella riservata, umile, dedita al lavoro e alla famiglia, quella che si “sacrifica” e che “sopporta”. Sopportazione e sacrificio si uniscono in un binomio inscindibile nella vita delle donne di altri tempi, impegnate nel lavoro di tutti i giorni, senza sottrarsi mai a nulla: sin da piccine si prestano a fare ogni cosa, gli viene detto di rinunciare alla scuola perché “due braccia in più sono importanti per portare a casa la giornata” e anche quando ci sarebbe un po’ di tempo per frequentare devono pensare alla casa o ai fratelli più piccoli. La musica è sempre la stessa, la donna è un po’ un oggetto gelosamente custodito prima dal padre e poi dal marito al quale viene data in moglie. Tra i vari detti e modi di dire non traspare una visione molto positiva della donna e dei suoi modi di fare.
“Doje femmene e na papara facero nu marcato.”
(Due donne e una papera fecero una tale confusione con il loro chiacchiericcio che sembrava un mercato.)

“A’ signora ca nun è signora quanno cammina se guarda la cora.”
(La signora che non è tale quando cammina si guarda indietro.)

“A’ femmena ne sape sempe una cchiù d’u riavulo.
(La donna ne sa sempre una più del diavolo.)

“Re triste vite nun piglià magliola ca come la mamma vene la figliola.”
(Non attingere ad una vite malsana, che come la mamma viene la figlia.)

“Femmene, ciucci e crape teneno tutti a stessa capo.”
(Donne, asini e capre hanno la stessa testa.)

Oltre agli innumerevoli proverbi forse anche un po’ “maschilisti”, la nostra tradizione ci fornisce diverse testimonianze di canti d’amore dedicati alle donne cilentane. Ogni momento della giornata era buono per lanciare un messaggio in strofe all’amata che andava alla fontana a prendere l’acqua con la muscetòra, andava a portare il pranzo nei campi agli uomini di casa, era impegnata a fare la colata, il bucato di un tempo, oppure si recava in chiesa per la santa messa. Spaccati di vita quotidiana si riempivano di poesia ma anche di speranza: la donna non poteva rispondere in prima persona, “si senn’addunavano” gli uomini di casa erano guai! Non restava altro che ascoltare quelle belle parole, magari scambiarsi degli sguardi e aspettare la richiesta ufficiale dell’innamorato che, accompagnato dai suoi amici con chitarra e organetto, si reca sotto la sua finestra per la serenata. Tra le varie strofe che ci vengono tramandate, questa è una delle più belle:
“Bella figliola cu sto riccio ‘nfronte tu fai murire chistu core amante. Me pari la luna quanno sponta, lo sole ca se leva ra levante. Io te vulia ra nu vaso ‘nfronte, addo n’gi lievi e mitti l’acqua Santa. La chiesa nun po’ sta senza la fonte, e la luna nun po’ sta senza l’amante.”

Proprio riguardo all’amore, alla bellezza della donna, al matrimonio e alla vita di coppia o alla vita di zitella fanno riferimento diversi proverbi. Si parte dal classico “Femmene e bbuoi ri paisi tuoi” per poi scoprire interessanti aspetti dell’immaginario collettivo di tempi che son ormai passati ma si fanno eco nel presente, soprattutto in ciò che sopravvive della vita rurale.

“La femmena pe n’ommene addeventa paccia, n’ommene pe na femmena addeventa fessa.”
(La donna per un uomo diventa matta, un uomo per una donna diventa un fesso.)

“Chi bella vole parè guai e pene adda patè.”
(Chi vuole apparire bella deve anche un po’ soffrire.)

“Tre cose so’ da amare: la femmena, lu fuoco e lo mare.”
(Sono tre le cose da amare: la donna, il fuoco e il mare.)

“Nun ngè femmena senza amore, nun c’è viecchio senza dulore.”
(Non c’è donna senza amore, non c’è persona anziana senza dolori.)

“Si sapesse na zita quanto sape na ‘mmaretata, se spezzasse n’anca e se stessa à la casa.”
(Se una ragazza in età da marito sapesse quanto sa una donna già sposata, si spezzerebbe un’anca e starebbe a casa.)

“Aggio sagliuto stu scalino santo e aggio trovato chi ‘mme campa.”
(Ho fatto il passo importante del matrimonio e ho trovato chi mi mantiene.)

“Mariti e figli come Dio te li manna accussì te li pigli.”
(I mariti e i figli devono essere accettati così come sono.)

“Ama l’ommene cu’i vizi suoi.”
(Ama l’uomo con i suoi vizi.)

“La zita assumeglia a li parienti.”
(La sposa assomiglia ai parenti.)

“Cu na grata e na graticella se ‘mmaritano i puverelle, nui che tenimmo le migliara nin nge putimmo ‘mmaritare.”
(Le donne più povere si sposano con una dote misera, noi che abbiamo molto di più non ci possiamo sposare.)

“Meglio sta cu culo ‘ngoppa a vrasa ca cu marito int’a casa.”
(Meglio stare a sedere sulla brace che avere il marito in casa.)

“Femmena vascia pè marito, femmena auta pè coglie li fico.”
(Donna bassa va bene da sposare, donna alta va bene per raccogliere i fichi.)

“A’ bbella se fa attend’ e resta zita, a brutta s’accuntenta e se ‘mmarita.”
(La bella si fa aspettare e resta zitella, la brutta si accontenta e si sposa.)

“Chi tene assaj rinari sempe conta, chi tene na muglieri sempe canta.”
(Chi ha tanti soldi sta sempre a contarli, chi ha una moglie canta sempre.)

“Li bellizzi vano camminanno e li ricchizzi po’ vano fernenno.”
(La bellezza dura, ma la ricchezza ha vita breve.)

“La femmena bella fa l’omo cuntiendo.”
(Una bella donna fa contento l’uomo.)

Lo staff della Facebook Fan Page “Costa del Cilento” ha voluto intraprendere questo percorso di ricerca interrogando l’anima di un popolo: questi proverbi e le tante immagini inserite nel video sono stati raccolti dagli amministratori e dai tanti fan che hanno prontamente risposto al nostro invito. Il risultato è un video ed un racconto che “ha il sapore di cose perdute”, come hanno commentato gli amici di Costa del Cilento, dedicato alla nostra terra e alle donne cilentane di ieri e di oggi. Buona visione!

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