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Storie di “Sacra bellezza”, “li muocci” di Sacco

di Giuseppe Conte

Disteso sotto le cime rocciose del Cilento interno, Sacco è uno dei borghi più suggestivi del territorio. A ridosso del centro odierno, il paesaggio custodisce il vecchio abitato, noto ai più come “Sacco Vecchio”. Lunga e laboriosa è la storia di questo posto, racchiusa tra storia e leggenda; ed è di una storia, in parte leggenda, che oggi vi voglio parlare. Una storia di “Sacra bellezza”: “li muocci” di Sacco.
La chiesa madre, dedicata a San Silvestro Papa, è una delle strutture ecclesiastiche più maestose della diocesi di Vallo della Lucania, e il suo fascino contempla l’immensità di un fastoso passato.
All’esterno della struttura, campeggiano incastonate tra le pietre in fattura rurale che hanno dato vita alla parrocchiale, tre statuette in terracotta di antica origine: sono “li muocci” per i sacchesi.
Sul lato ovest in una nicchia ricavata nel corpo della struttura ecclesiastica, è collocata l’effige di San Nicola di Mira, mentre, sul lato opposto San Sebastiano e al di sopra Sant’Elia.
Sulla facciata principale della Chiesa, una quarta scultura rappresenta San Silvestro e risale al 1700 circa. Ben di più antica origine sono, invece, i restanti “muocci” che, pare siano stai qui collocati intorno all’XI secolo e provenivano dalla vicina chiesa di San Nicola, fulcro spirituale dell’antica Sacco.
È questo uno dei rigogliosi tesori che custodisce Sacco, un tesoro da salvaguardare e preservare dallo scorrere del tempo.

 

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