Il Cilento e le sue tradizioni: San Biagio

di Giuseppe Conte

La ricorrenza di San Biagio, che occupa il terzo giorno del mese di febbraio, riveste un ruolo assai importante, non solo sotto l’aspetto strettamente cristiano, ma anche nel panorama culturale e tradizionale. Vescovo e martire, governò la città di Sebaste d’Armenia, ove seminò il suo operato fino al momento del martirio.
Ad esso è legato un rituale antico che oggi si traduce in una consolidata forma di devozione, ancora praticata in tutte le parrocchie del territorio. Particolar rilievo assume in quelle comunità, ove la sua figura è elevata a patrono dell’abitato; è il caso di alcuni piccolo centri come Casal Velino, Montecorice e Matonti (Laureana C.).
Tale riturale consiste e trova nome nella “benedizione della gola”. L’accostamento di “San Biagio” alla “gola” fonda la sua origine su un’antica leggenda, secondo la quale ad opera del martire, un bambino venne liberato da una spina alla gola, probabilmente con l’imposizione delle sole mani del Santo. Partendo da questo evento etichettato come miracoloso, si è nel tempo affermata l’usanza di ricorrere al santo al fine di intercedere su patologie e problematiche legate alla gola. Nella pratica, il rituale si traduce in simboliche gestualità ed invocazioni; si conviene ungendo la gola con dell’olio in precedenza benedetto, e in taluni casi, come accadeva più spesso negli anni passati, il rituale è scandito dall’imposizione di due candele incrociate sulla gola, a simboleggiare il miracolo compiuto dal Santo e, come detto poc’anzi, ad invocare la sua intercessione e protezione.

©Riproduzione riservata



© Giornale del Cilento - Gerenza

Iscrizione al Tribunale Vallo della Lucania n.580/2009 del 04.09.2019