Con oltre 65 mila visitatori si è chiusa ieri a Milano “Fa’ la cosa giusta!”, la fiera che ogni anno promuove e racconta le buone pratiche di consumo consapevole e di produzione sostenibile. I Cammini Bizantini sono stati protagonisti nel fine settimana alla manifestazione dedicata al turismo lento e a chi sceglie di scoprire i territori passo dopo passo.
Allo stand D36 i visitatori hanno potuto conoscere da vicino i percorsi dei Cammini Bizantini e in particolare il Cammino di San Nilo, itinerario che attraversa il basso Cilento sulle tracce del monaco italo-greco fondatore dell’abbazia di Grottaferrata, collegando luoghi di spiritualità, centri storici e paesaggi naturali. Il cammino valorizza territori spesso fuori dai circuiti turistici tradizionali, promuovendo un modello di viaggio sostenibile e legato alle comunità locali.
Momento centrale della presenza in fiera è stato l’incontro di domenica 15 marzo in Piazza Percorsi, durante il quale Settimio Rienzo, Maria Pagano, Francesco Senatore ed Elisa Semeghini hanno raccontato al pubblico l’esperienza dei Cammini Bizantini, dal Cammino di San Nilo al Cammino del Negro, illustrando storia, tappe e prospettive di sviluppo di questi itinerari. Numerosi i camminatori che hanno già percorso il Cammino, e tanti altri che stanno programmando di farlo, attratti anche da “CiPassi”, la rassegna letteraria dedicata al cammino ideata da Giuseppe Jepis Rivello.
La partecipazione alla Fiera dei Grandi Cammini si inserisce in un contesto di crescita costante del fenomeno del turismo a piedi in Italia. Secondo il dossier annuale sui cammini pubblicato da Terre di Mezzo, che ha pubblicato anche la guida dedicata al Cammino di San Nilo, il numero dei camminatori continua infatti ad aumentare, confermando l’Italia come uno dei Paesi europei di riferimento per questo tipo di esperienza di viaggio.
Oltre alla crescita dei partecipanti, il rapporto evidenzia anche l’impatto economico del settore: nel 2025 il valore complessivo generato dai cammini ha raggiunto 336,4 milioni di euro. Una ricchezza che, a differenza del turismo di massa, resta in gran parte nei territori attraversati, sostenendo piccole strutture ricettive, agriturismi, botteghe e attività locali delle aree interne e dei borghi dell’Appennino.











