Nel codice penale italiano è stata recentemente introdotta una nuova disposizione, che interviene su un aspetto particolarmente delicato collegato ai reati di omicidio e di violenza familiare. La norma nasce per evitare situazioni paradossali che in passato potevano verificarsi quando l’autore del delitto era anche il familiare più prossimo della vittima.
La legge, approvata definitivamente dal Parlamento, stabilisce una specifica pena accessoria: chi viene condannato per aver causato la morte del coniuge, della persona unita civilmente o di un parente prossimo perde automaticamente ogni diritto di decidere sulle spoglie mortali della vittima.
Prima di questo intervento legislativo, infatti, il sistema normativo non prevedeva una regola chiara. Il potere di decidere su funerali, sepoltura o cremazione era disciplinato principalmente dal regolamento di polizia mortuaria (d.P.R. 285/1990), che attribuisce tali scelte ai familiari più stretti. In assenza di una norma specifica, poteva quindi accadere che proprio l’autore dell’omicidio, spesso partner o coniuge, risultasse formalmente titolare del diritto di decidere sul destino della salma.
L’articolo 585-bis colma questo vuoto normativo introducendo una conseguenza automatica: la decadenza da ogni facoltà in materia di disposizione delle spoglie mortali della vittima. Ciò significa che il responsabile del delitto non potrà più scegliere se procedere alla sepoltura, alla tumulazione o alla cremazione, né potrà intervenire nelle decisioni relative alle esequie.
La disposizione si applica quando la condanna riguarda alcuni gravi delitti contro la persona, come l’omicidio volontario, l’omicidio del consenziente o altre ipotesi in cui da condotte violente o maltrattamenti derivi la morte della vittima. La decadenza opera anche nei casi di patteggiamento.
Il legislatore ha inoltre previsto un ulteriore meccanismo di tutela: già dalla fase delle indagini l’indagato per tali reati può essere temporaneamente escluso dalle decisioni riguardanti la salma, evitando che possa intervenire prima della definizione del processo.
La nuova norma ha quindi un forte valore non solo giuridico ma anche simbolico. Essa impedisce che l’autore di un omicidio continui a esercitare prerogative familiari sulla vittima anche dopo la morte, rafforzando la tutela della dignità della persona offesa e dei suoi familiari.
In questo modo il diritto penale interviene su un profilo spesso trascurato, ma carico di significato umano e sociale.











