Un’opera poetica per non dimenticare e per riportare al centro dell’attenzione pubblica il tema degli incidenti sul lavoro. È questo l’obiettivo di Yuleisy Cruz Lezcano, poetessa e attivista, che ha inviato alla redazione la sua poesia “Gocce di vita persa”, dedicata alla memoria di Vincenzo Romano, operaio di 39 anni originario di Vibonati, tragicamente scomparso nel cantiere dell’alta velocità ferroviaria a Sicignano degli Alburni.
La composizione nasce come un atto di testimonianza e denuncia, un tentativo di trasformare il dolore in parola. Attraverso immagini forti e simboliche, la poetessa racconta una vita spezzata improvvisamente, paragonata a un bicchiere che si svuota senza il tempo di essere riempito, restituendo il senso di una perdita irreparabile .
Da oltre tre anni, Lezcano porta avanti un impegno costante nella sensibilizzazione sui temi della sicurezza sul lavoro, utilizzando la scrittura come strumento civile. Un percorso che ha trovato riconoscimenti anche in ambito istituzionale: una sua poesia è stata infatti selezionata dall’attore Alessio Vassallo e letta alla Camera dei Deputati, a Montecitorio, contribuendo a dare voce alle vittime di incidenti sul lavoro e alle loro famiglie.
L’autrice, originaria di Cuba e residente in Emilia-Romagna, è una figura di rilievo nel panorama letterario contemporaneo. Laureata in ambito scientifico e sanitario, ha saputo coniugare la formazione accademica con una forte vocazione umanistica, pubblicando numerosi libri e ricevendo premi a livello nazionale e internazionale. La sua attività si estende anche alla promozione culturale e sociale, con progetti dedicati alla sensibilizzazione contro la violenza e alla diffusione della poesia come strumento di consapevolezza.
“Gocce di vita persa” si inserisce in questo percorso, proponendosi non solo come omaggio alla memoria di Vincenzo Romano, ma anche come invito a riflettere su una piaga ancora attuale. Incidenti che continuano a verificarsi, spesso nel silenzio, e che richiedono una presa di coscienza collettiva.
La poesia, in questo caso, diventa un mezzo per rompere quel silenzio, trasformando il ricordo in un messaggio universale: dietro ogni tragedia c’è una storia, una vita, una famiglia. E soprattutto, una responsabilità che non può essere ignorata.
Gocce di vita persa
La sua vita come un bicchiere
pieno di acqua minerale
con un grande buco in fondo,
senza tempo di riempirsi
ha perso tutte le gocce.
Nel suo petto, per un attimo,
ha abitato un urlo
che nessuno ha ascoltato.
Il cantiere era una trappola,
con la logica muta
delle cose che cadono.
Prima di morire si è guardato le mani:
senza passero, senza fiori, senza alba.
Erano rive vuote, promesse interrotte,
dove il lavoro è divenuto
seme mai fiorito.
Non ha avuto tempo di pensare
che poteva fare lui
con questo mondo di tanta morte;
il sangue di corvo
dentro lo sguardo l’ha divorato.
E tanto per dire addio, ha provato
ad andare avanti,
ad arrivare all’ospedale impossibile.
Avanti, avanti, unito al buio,
coperto dal silenzio
dei suoi abiti appiccicati.
La morte con il vestito nero
ha nascosto ratti nel suo sangue,
e l’addio, con le labbra morte,
ha bevuto il suo alito
riempendo le sue parole di niente.












