Il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso cautelare della società Fonderie Pisano, confermando la revoca dell’autorizzazione integrata ambientale (AIA) disposta dalla Regione Campania nel marzo 2026. Questa decisione mantiene chiuso lo stabilimento di Salerno, inglobato da anni in un’area residenziale e oggetto di preoccupazioni per l’impatto ambientale. La sentenza dei giudici amministrativi sottolinea come le conseguenze di un’inerzia protrattasi per almeno un ventennio non possano giustificare la continuazione di un’attività produttiva di rilevante impatto ambientale, superando così il danno economico allegato dalla società, che includeva la perdita di oltre cento posti di lavoro.
La conferma del consiglio di stato
La Sezione Quarta del Consiglio di Stato ha ribadito che l’interesse economico della Fonderie Pisano, pur significativo per l’occupazione, non prevale sulla tutela della salute e dell’ambiente. L’impianto, infatti, si trova in un’area densamente abitata, esponendo i residenti a polveri e agenti inquinanti. Già il piano urbanistico del 2006 prevedeva la delocalizzazione dello stabilimento, una previsione che è rimasta inattuata per vent’anni.
Il collegio ha evidenziato che chi ha atteso così a lungo senza adeguarsi alle normative o procedere con la delocalizzazione non può ora invocare l’urgenza per evitare le conseguenze delle proprie omissioni.
Il contesto della sentenza di strasburgo
Questa pronuncia si inserisce in un quadro giuridico già definito dalla Corte di Strasburgo, che nel maggio 2025 aveva condannato l’Italia per violazione dell’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. La Corte aveva accertato un mancato equilibrio tra l’interesse dei residenti a non subire gravi danni ambientali e l’interesse della società nel suo complesso, criticando l’inerzia delle autorità nel garantire la tutela del diritto alla vita privata dei cittadini.
Questa condanna pilota ha imposto allo Stato italiano l’obbligo di adottare misure per rendere compatibile l’impatto ambientale della fonderia con la sua collocazione residenziale o di procedere alla sua delocalizzazione. In esecuzione di tale obbligo internazionale, e dopo che la Fonderie Pisano aveva mancato di adeguare gli impianti alle nuove conclusioni sulle migliori tecniche disponibili pubblicate dalla Commissione europea a fine 2024, la Regione Campania aveva adottato il decreto di decadenza dell’autorizzazione nel marzo 2026.
Uno spiraglio per il futuro
Nonostante la conferma della chiusura, il Consiglio di Stato ha aperto uno spiraglio per il futuro dell’impianto. I giudici hanno accolto l’appello della società su un punto specifico: hanno sospeso l’obbligo di presentare il piano di dismissione e ripristino ambientale. Questa misura è stata ritenuta necessaria per evitare che le decisioni amministrative producano effetti irreversibili sull’attività industriale e sul diritto dei lavoratori a riprendere l’attività, qualora sussistano le condizioni di legge.
Ciò significa che, pur restando chiuso, lo stabilimento non è condannato a una dismissione immediata e irreversibile. La società ha ancora la possibilità di presentare un progetto di adeguamento alle nuove prescrizioni tecniche e riaprire così il procedimento di riesame. Se la società non coglierà questa opportunità, il pregiudizio che ne deriverà sarà imputabile alle proprie omissioni. Intanto, il Tribunale amministrativo di Salerno è stato incaricato di fissare con celerità l’udienza pubblica per approfondire le questioni di merito ancora aperte, come la corretta applicazione dei termini procedimentali, il principio di proporzionalità e le controdeduzioni tecniche presentate dall’azienda.












