La prevenzione prova a cambiare passo. Il nuovo Piano nazionale della prevenzione 2026-2031 arriva il 21 maggio sul tavolo della Conferenza Stato-Regioni per il via libera definitivo, dopo un lungo lavoro tecnico e l’Intesa Stato-Regioni del 6 marzo 2025.
Il documento definisce la strategia della sanità pubblica italiana per i prossimi sei anni e introduce un impianto più rigoroso rispetto al passato: non solo programmazione degli interventi, ma anche verifica costante dei risultati, con indicatori, soglie e obiettivi misurabili per tutte le Regioni.
Il Piano si muove in continuità con il PNP 2020-2025, ma amplia il perimetro della prevenzione, che non riguarda più soltanto screening e vaccinazioni, ma anche cronicità, salute mentale, ambiente, lavoro, alimentazione, digitale e disuguaglianze sociali. Un’impostazione che riflette l’approccio One Health, secondo cui la salute umana è strettamente legata all’ambiente e ai contesti di vita.
Tra gli assi centrali restano le malattie croniche non trasmissibili – come diabete, tumori, patologie cardiovascolari e respiratorie – su cui il Piano punta attraverso stili di vita, diagnosi precoce, screening e integrazione tra medicina generale e servizi territoriali.
Un ruolo decisivo è affidato proprio agli screening oncologici, con l’obiettivo di rafforzare la chiamata attiva dei cittadini, ridurre le disuguaglianze tra Regioni e migliorare l’adesione ai programmi per mammella, colon-retto e cervice uterina.
Ampio spazio è dedicato anche alla prevenzione vaccinale. Il Piano richiama la necessità di rafforzare la copertura lungo tutto il corso della vita, con particolare attenzione a anziani, fragili, donne in gravidanza e pazienti cronici, in un contesto in cui la fiducia nei vaccini resta ancora disomogenea sul territorio.
Sul piano operativo, il nuovo PNP introduce una struttura più vincolante per le Regioni: 14 programmi predefiniti obbligatori e un sistema di monitoraggio rafforzato basato su indicatori “traccianti” e soglie di risultato progressive fino al 2031. Le Regioni dovranno dimostrare non solo di aver attivato gli interventi, ma anche di aver raggiunto obiettivi concreti.
Prevista anche una progressione nei livelli di valutazione: dal 60% degli indicatori certificati nel 2027 fino al 90% nel 2031. Un meccanismo che punta a ridurre le differenze territoriali e a garantire maggiore uniformità nell’attuazione delle politiche di prevenzione.
Il Piano rafforza inoltre il legame con l’assistenza territoriale prevista dal DM 77/2022 e punta su una maggiore integrazione tra prevenzione, cure primarie, ospedali e servizi sociali, anche attraverso strumenti digitali e piattaforme di monitoraggio centralizzate.
Tra le novità, anche un’attenzione più forte ai determinanti ambientali e climatici della salute: qualità dell’aria, ondate di calore, sicurezza alimentare e rischi infettivi diventano parte integrante della programmazione sanitaria.
Centrale infine il tema della comunicazione. Il Piano sottolinea la necessità di informazioni chiare, affidabili e accessibili ai cittadini, per rafforzare l’adesione agli screening, alle vaccinazioni e ai percorsi di prevenzione, soprattutto tra le fasce più fragili della popolazione.
Con il via libera della Conferenza Stato-Regioni, il PNP 2026-2031 diventerà la cornice della prevenzione in Italia per i prossimi sei anni. La sfida sarà trasformare gli obiettivi in servizi concreti e ridurre le disuguaglianze, rendendo la prevenzione più uniforme, accessibile ed efficace su tutto il territorio nazionale.












