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25 Maggio 2026
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Morte cardiaca improvvisa: la nuova frontiera della prevenzione passa da genetica, risonanza magnetica e formazione BLSD

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Morte cardiaca improvvisa: la nuova frontiera della prevenzione passa da genetica, risonanza magnetica e formazione BLSD

Tre importanti studi internazionali coordinati da ricercatori della Società Italiana di Cardiologia (SIC), pubblicati su JAMA Cardiology, European Heart Journal e Journal of the American College of Cardiology: Heart Failure, stanno ridefinendo il concetto di rischio nella morte cardiaca improvvisa, superando il tradizionale paradigma clinico basato esclusivamente sulla frazione di eiezione.

Le nuove evidenze scientifiche dimostrano infatti che alterazioni genetiche, microfibrosi e cicatrici del tessuto miocardico, spesso non identificabili con gli esami cardiologici di routine, possono rappresentare un importante substrato aritmico anche in soggetti giovani, sportivi e apparentemente sani.

“La frazione di eiezione rimane un parametro importante, ma non è più sufficiente come unico criterio di stratificazione del rischio,” sottolinea il Dott. Giuseppe Colangelo, Cardiologo dello Sport e istruttore certificato BLSD. “Oggi disponiamo di strumenti diagnostici molto più avanzati, come la risonanza magnetica cardiaca e l’analisi genetica, capaci di identificare condizioni silenti che possono predisporre ad arresto cardiaco improvviso.”

Particolarmente delicato è il contesto sportivo, dove l’elevata intensità dello sforzo fisico può favorire la comparsa di aritmie maligne in presenza di anomalie cardiache non ancora diagnosticate. Secondo il Dott. Colangelo, la moderna cardiologia dello sport deve quindi evolversi verso un approccio multidisciplinare che integri visita clinica, elettrocardiogramma avanzato, imaging cardiovascolare e screening genetico nei casi selezionati.

Accanto alla diagnosi precoce, rimane fondamentale la cultura dell’emergenza. “Anche il miglior screening non può eliminare completamente il rischio,” evidenzia Colangelo. “La sopravvivenza dipende dalla rapidità dell’intervento: riconoscere subito un arresto cardiaco, iniziare tempestivamente la rianimazione cardiopolmonare e utilizzare il defibrillatore nei primi minuti può salvare una vita.”

Per questo motivo viene ribadita l’importanza della diffusione dei defibrillatori automatici nei centri sportivi, nelle scuole e nei luoghi pubblici, oltre alla necessità di una formazione sempre più capillare della popolazione alle manovre di primo soccorso e BLSD.

“La vera sfida della cardiologia moderna,” conclude il Dott. Giuseppe Colangelo, “è passare da una medicina che interviene dopo l’evento ad una medicina predittiva, capace di identificare precocemente i soggetti a rischio e prevenire tragedie spesso evitabili.”

Foto: AI

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