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30 Maggio 2026
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Dalla Gran Bretagna al Giappone, i Paesi che hanno creato un “ministero della solitudine”

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Dalla Gran Bretagna al Giappone, i Paesi che hanno creato un “ministero della solitudine”

Combattere l’isolamento sociale, soprattutto tra anziani, giovani e persone fragili. È con questo obiettivo che nel 2018 la Gran Bretagna ha istituito il primo “Ministero della Solitudine” al mondo, trasformando un disagio spesso invisibile in una questione di salute pubblica e politica sociale.

La decisione venne annunciata dall’allora premier Theresa May dopo un rapporto parlamentare che definiva la solitudine “una delle grandi sfide sanitarie del nostro tempo”. A guidare il nuovo incarico fu nominata Tracey Crouch, sottosegretaria con delega a sport e società civile, con il compito di coordinare politiche contro l’isolamento sociale.

Secondo i dati diffusi dal governo britannico all’epoca, oltre 9 milioni di persone nel Regno Unito dichiaravano di sentirsi spesso sole. Un fenomeno con effetti concreti anche sulla salute: diversi studi hanno associato la solitudine cronica a un aumento del rischio di depressione, ansia, malattie cardiovascolari e declino cognitivo.

Il governo britannico ha così avviato programmi di “social prescribing”, cioè percorsi attraverso i quali medici e servizi territoriali possono indirizzare le persone verso attività sociali, culturali e di volontariato. Tra le iniziative promosse figurano centri comunitari, sostegno agli anziani soli e progetti per rafforzare le relazioni di quartiere.

Negli anni successivi anche altri Paesi hanno seguito l’esempio britannico, pur con formule differenti.

In Giappone, nel 2021, il governo ha nominato un ministro incaricato di affrontare solitudine e isolamento sociale dopo l’aumento dei suicidi registrato durante la pandemia di Covid-19. Il fenomeno degli “hikikomori”, persone che si ritirano completamente dalla vita sociale, rappresenta da anni una delle emergenze sociali del Paese asiatico.

Anche la Corea del Sud ha sviluppato strategie nazionali contro l’isolamento, soprattutto tra i giovani adulti che vivono soli. Seul ha annunciato programmi di sostegno psicologico, assistenza economica e attività di reinserimento sociale.

In alcuni Paesi europei, come Germania e Paesi Bassi, non esistono veri e propri ministeri dedicati, ma sono stati creati osservatori e piani governativi specifici contro la solitudine. La stessa Unione Europea ha più volte richiamato l’attenzione sul tema, soprattutto dopo la pandemia.

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, l’isolamento sociale rappresenta un fattore di rischio crescente nelle società contemporanee, aggravato dall’invecchiamento della popolazione, dalla diffusione del lavoro da remoto e dall’uso sempre più intenso delle tecnologie digitali.

Gli esperti sottolineano che la solitudine non coincide semplicemente con l’essere soli. “Si può vivere da soli senza sentirsi isolati, così come ci si può sentire profondamente soli pur essendo circondati da persone”, spiegano sociologi e psicologi. Per questo le politiche pubbliche puntano sempre più a rafforzare reti sociali, spazi di aggregazione e servizi territoriali.

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