Il microchip per i cani non è una scelta facoltativa ma un obbligo previsto dalla normativa italiana. Nonostante ciò, molti proprietari ignorano ancora tempi, procedure e sanzioni previste dalla legge.
L’identificazione elettronica dell’animale rappresenta infatti uno degli strumenti principali per contrastare il randagismo, favorire il ritrovamento dei cani smarriti e garantire la tracciabilità del proprietario in caso di abbandono o cessione dell’animale.
Cos’è il microchip
Il microchip è un piccolo dispositivo elettronico, delle dimensioni di un chicco di riso, che viene inserito sottocute dal veterinario attraverso una semplice iniezione.
Al suo interno è presente un codice identificativo univoco composto da 15 cifre, leggibile tramite appositi scanner utilizzati dai servizi veterinari, dalle forze dell’ordine e dai canili autorizzati.
Contrariamente a quanto molti pensano, il microchip non è un GPS e non consente di localizzare il cane in tempo reale. Serve esclusivamente all’identificazione dell’animale e del proprietario registrato nella banca dati.
Quando è obbligatorio
La normativa nazionale prevede l’obbligo di identificazione e registrazione dei cani nell’Anagrafe Canina. In generale, il microchip deve essere applicato entro i primi mesi di vita dell’animale e comunque prima della sua eventuale cessione.
Le modalità operative possono variare leggermente da Regione a Regione, poiché la gestione delle anagrafi canine è affidata alle amministrazioni regionali e ai servizi veterinari territoriali.
Anche chi acquista, adotta o riceve un cane deve provvedere all’aggiornamento dei dati anagrafici entro i termini previsti dalle disposizioni locali.
Perché il microchip è importante
L’identificazione elettronica permette di risalire rapidamente al proprietario in caso di smarrimento dell’animale.
Ogni anno migliaia di cani vengono recuperati dalle autorità o dai servizi veterinari. Grazie alla lettura del microchip è possibile verificare l’iscrizione all’anagrafe e contattare il proprietario in tempi brevi.
Il sistema rappresenta inoltre uno strumento fondamentale nella lotta contro l’abbandono degli animali, fenomeno che continua a rappresentare una criticità in molte aree del Paese.
Chi può applicarlo
L’inserimento del microchip può essere effettuato dai veterinari delle Aziende Sanitarie Locali oppure da veterinari liberi professionisti autorizzati e accreditati presso le banche dati regionali.
La procedura è rapida, non richiede anestesia e viene generalmente tollerata senza particolari problemi dall’animale.
Cosa succede se non si registra il cane
La mancata identificazione del cane può comportare sanzioni amministrative che variano in base alle normative regionali e agli aggiornamenti legislativi nazionali. In caso di controlli, il proprietario può essere soggetto a multe per omessa registrazione o mancato aggiornamento dei dati anagrafici.
Le autorità possono inoltre verificare la corretta iscrizione dell’animale nelle banche dati regionali durante controlli veterinari, pratiche di adozione o trasferimenti di proprietà.
E per i gatti?
A differenza dei cani, in Italia il microchip per i gatti non è obbligatorio a livello nazionale. Tuttavia alcune Regioni hanno introdotto disposizioni specifiche che prevedono l’identificazione in determinati casi, come la cessione dell’animale, la richiesta del passaporto europeo o particolari programmi di controllo del randagismo.
Per questo motivo è consigliabile verificare la normativa vigente nella propria Regione di residenza.
La nuova attenzione dell’Europa
Negli ultimi anni il tema della tracciabilità degli animali da compagnia è entrato anche nel dibattito europeo. Le istituzioni comunitarie stanno discutendo misure che puntano a rafforzare l’identificazione di cani e gatti attraverso sistemi di registrazione interoperabili tra i diversi Paesi membri.
L’obiettivo è contrastare il traffico illegale di cuccioli, migliorare la tutela degli animali e facilitare i controlli sanitari.












