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22 Giugno 2026
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Separazioni, la Cassazione: il padre figura indispensabile quanto la madre

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Separazioni, la Cassazione: il padre figura indispensabile quanto la madre

La tradizionale presunzione secondo cui, in caso di separazione, i figli minori debbano essere collocati prevalentemente presso la madre continua a perdere terreno nella giurisprudenza italiana. La Corte di Cassazione ribadisce un principio ormai centrale nel diritto di famiglia: il criterio guida non è il genere del genitore, ma l’interesse concreto del minore ad una crescita equilibrata e alla presenza effettiva di entrambe le figure genitoriali.

La pronuncia si inserisce nel solco dell’affido condiviso introdotto dalla legge n. 54 del 2006, che ha superato la vecchia logica dell’affidamento esclusivo “naturale” alla madre. Per molti anni, tuttavia, nella prassi giudiziaria il collocamento prevalente presso la madre è rimasto quasi automatico, soprattutto per figli piccoli. La Cassazione chiarisce invece che non può esistere una preferenza basata su schemi culturali o automatismi sociali.
Secondo i giudici, il fatto biologico che “la madre sia una sola” non può tradursi nella marginalizzazione della figura paterna. Il padre non rappresenta un semplice supporto economico o una presenza accessoria nella vita dei figli, ma costituisce un elemento essenziale per il loro sviluppo psicologico, emotivo e persino fisico. La crescita armonica del minore richiede, salvo situazioni pregiudizievoli, il mantenimento di rapporti stabili, continuativi e significativi con entrambi i genitori.

La Suprema Corte richiama così il principio della bigenitorialità, già riconosciuto dalla normativa nazionale e dalle convenzioni internazionali, come diritto del figlio e non semplice prerogativa degli adulti. Il minore ha diritto a ricevere educazione, cura, presenza affettiva e riferimenti valoriali sia dalla madre che dal padre.

La decisione evidenzia inoltre come il giudice debba valutare in concreto le capacità genitoriali di ciascuno: disponibilità di tempo, equilibrio emotivo, capacità educativa, vicinanza affettiva e attitudine a favorire il rapporto con l’altro genitore. Non è più sufficiente richiamare il ruolo materno come criterio preferenziale.

Ciò non significa imporre una divisione matematica dei tempi o negare l’importanza del legame materno, soprattutto nei primi anni di vita. Significa però abbandonare definitivamente stereotipi ormai superati, secondo cui la madre sarebbe l’unica figura naturalmente idonea alla crescita quotidiana dei figli.

La sentenza conferma dunque una trasformazione culturale prima ancora che giuridica: la genitorialità moderna si fonda sulla collaborazione e sulla pari dignità educativa di madre e padre. In una società in cui i ruoli familiari sono profondamente cambiati, anche il diritto deve riconoscere che l’equilibrio dei minori passa dalla presenza concreta di entrambe le figure genitoriali.

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