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30 Giugno 2026
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Pressione alta, lo studio: bibite zuccherate e troppi succhi aumentano il rischio

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Pressione alta, lo studio: bibite zuccherate e troppi succhi aumentano il rischio

Le abitudini alimentari acquisite durante l’infanzia possono influenzare la salute cardiovascolare anche molti anni più tardi. È quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Circulation, che ha seguito oltre 25 mila bambini e adolescenti per un periodo fino a 25 anni, evidenziando un’associazione tra il consumo abituale di bevande zuccherate e succhi di frutta e un maggiore rischio di sviluppare ipertensione in età adulta.

La ricerca, coordinata da Vasanti Malik della Temerty Faculty of Medicine dell’Università di Toronto e ricercatrice affiliata alla Harvard T.H. Chan School of Public Health, ha coinvolto 25.749 partecipanti del progetto Growing Up Today Study (GUTS). I ragazzi, arruolati tra i 9 e i 16 anni, sono stati monitorati fino al 2021 attraverso questionari periodici sulle abitudini alimentari, lo stile di vita e lo stato di salute. Nel corso del follow-up, 1.625 partecipanti, pari al 6,3% del campione, hanno riferito di aver ricevuto una diagnosi di ipertensione.

Bibite zuccherate, rischio più elevato

I risultati mostrano un’associazione significativa tra il consumo di bevande zuccherate e la pressione alta. Chi consumava almeno due porzioni al giorno di soft drink, bevande sportive o altre bibite zuccherate presentava un rischio di sviluppare ipertensione superiore del 52% rispetto a chi ne beveva meno di tre porzioni a settimana.

Entrando nel dettaglio, ogni porzione quotidiana di bibite gassate risultava associata a un incremento del rischio del 23%, mentre per le bevande sportive l’aumento arrivava al 36%.

Secondo gli autori dello studio, questi dati rafforzano le raccomandazioni delle principali società scientifiche, che invitano a limitare il consumo di zuccheri aggiunti già nei primi anni di vita.

Anche i succhi di frutta richiedono moderazione

Un altro aspetto emerso dalla ricerca riguarda i succhi di frutta, spesso considerati una scelta salutare. I partecipanti che consumavano almeno una porzione e mezza al giorno presentavano un rischio di ipertensione più alto del 35% rispetto a chi ne beveva meno di una porzione settimanale.

Gli studiosi precisano che il succo di frutta non va equiparato alla frutta fresca. Pur contenendo vitamine e altri nutrienti, apporta zuccheri in forma liquida e viene assunto più facilmente in quantità elevate.

«Le bevande zuccherate, comprese quelle spesso commercializzate come relativamente salutari, dovrebbero essere limitate. Anche i succhi al 100% dovrebbero essere consumati con moderazione, privilegiando sempre la frutta intera», ha spiegato la coordinatrice dello studio, Vasanti Malik.

La frutta intera non aumenta il rischio

Di segno opposto il risultato relativo alla frutta consumata intera. Lo studio non ha rilevato alcuna associazione tra un elevato consumo di frutta fresca e un aumento del rischio di ipertensione. Al contrario, le analisi suggeriscono un possibile effetto protettivo.

Sostituire una porzione quotidiana di bevanda zuccherata con una porzione di frutta intera è risultato associato a una riduzione del rischio del 22%. Benefici sono emersi anche sostituendo le bibite con acqua o latte, oppure il succo di frutta con frutta fresca.

Secondo Amit Khera, direttore della cardiologia preventiva presso l’University of Texas Southwestern Medical Center, il dato conferma che «non è necessariamente il fruttosio in sé a essere dannoso, ma la matrice alimentare nella quale viene assunto». La fibra e gli altri componenti della frutta intera, infatti, ne modificano gli effetti sull’organismo rispetto agli zuccheri assunti attraverso le bevande.

Uno studio osservazionale

Gli autori invitano comunque a interpretare i risultati con prudenza. Si tratta infatti di uno studio osservazionale, che individua associazioni statistiche ma non dimostra un rapporto diretto di causa-effetto. Inoltre, le informazioni sono state raccolte tramite questionari compilati dai partecipanti e la popolazione analizzata era composta prevalentemente da soggetti bianchi non ispanici.

Nonostante questi limiti, la ricerca aggiunge nuove evidenze a favore di un messaggio ormai condiviso dalla comunità scientifica: per proteggere la salute cardiovascolare nel lungo periodo è opportuno limitare il consumo abituale di bevande zuccherate e considerare anche i succhi di frutta come alimenti da consumare con moderazione, privilegiando invece la frutta fresca intera all’interno di uno stile di vita sano ed equilibrato.

(Fonte sanitainformazione.it)

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