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17 Agosto 2026
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Istamina, cos’è e quali effetti ha sul nostro organismo

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Istamina, cos’è e quali effetti ha sul nostro organismo

L’istamina è una sostanza presente naturalmente nell’organismo e svolge un ruolo importante in diversi processi fisiologici. È coinvolta soprattutto nella risposta immunitaria, nelle reazioni allergiche, nella produzione di acido nello stomaco e nella regolazione di alcune funzioni del sistema nervoso.

Non è quindi una sostanza “cattiva”: al contrario, l’istamina è indispensabile per il corretto funzionamento dell’organismo. Il problema può insorgere quando viene liberata in quantità elevate o quando l’organismo non riesce a gestirla correttamente.

Che cos’è l’istamina

L’istamina è una molecola biologicamente attiva prodotta a partire dall’amminoacido istidina. Nell’organismo viene immagazzinata soprattutto in alcune cellule del sistema immunitario, tra cui i mastociti e i basofili.

Quando queste cellule vengono attivate, l’istamina viene rilasciata e si lega a specifici recettori presenti su diversi tessuti. A seconda del recettore coinvolto, può produrre effetti differenti.

È proprio questo meccanismo a spiegare perché l’istamina sia coinvolta in fenomeni apparentemente molto diversi tra loro.

Istamina e allergie

Uno dei suoi ruoli più conosciuti riguarda le reazioni allergiche.

Quando l’organismo riconosce erroneamente come pericolosa una sostanza normalmente innocua, come un allergene presente nei pollini o negli alimenti, può attivare una risposta immunitaria che porta al rilascio di istamina.

La sostanza provoca, tra le altre cose, la dilatazione dei vasi sanguigni e un aumento della loro permeabilità. Possono comparire così rossore, gonfiore, prurito, orticaria, starnuti, congestione nasale e lacrimazione.

L’istamina può inoltre provocare una contrazione della muscolatura delle vie respiratorie, contribuendo alla comparsa di broncospasmo e difficoltà respiratoria nelle reazioni più importanti.

Il ruolo nella digestione

L’istamina svolge una funzione anche nello stomaco. Attraverso i recettori H2, stimola le cellule gastriche a produrre acido cloridrico, indispensabile per la digestione degli alimenti e per l’attivazione di alcuni enzimi digestivi.

Questo spiega anche perché i farmaci chiamati antistaminici H2, utilizzati in determinate condizioni, siano in grado di ridurre la secrezione acida gastrica.

L’istamina nel cervello

L’istamina non agisce soltanto sul sistema immunitario e sull’apparato digerente. Nel cervello funziona anche come neurotrasmettitore.

È coinvolta nella regolazione di alcune funzioni, tra cui stato di vigilanza, ciclo sonno-veglia, appetito e alcune attività cognitive.

È anche uno dei motivi per cui alcuni antistaminici possono provocare sonnolenza: attraversando il sistema nervoso centrale, alcuni farmaci possono interferire con l’azione dell’istamina coinvolta nel mantenimento dello stato di veglia.

Cosa succede quando l’istamina aumenta

Un’eccessiva liberazione di istamina può provocare diversi disturbi, la cui intensità dipende dalla quantità rilasciata e dalla situazione.

Tra i possibili sintomi ci sono:

  • prurito e orticaria;
  • arrossamento della pelle;
  • gonfiore;
  • starnuti e naso che cola;
  • mal di testa;
  • nausea e disturbi gastrointestinali;
  • palpitazioni;
  • abbassamento della pressione;
  • difficoltà respiratoria nelle reazioni più importanti.

Nei casi più gravi, una reazione allergica sistemica può trasformarsi in anafilassi, una condizione potenzialmente pericolosa per la vita che richiede un intervento medico immediato.

Istamina e alimentazione

L’istamina può essere presente anche negli alimenti oppure può formarsi durante alcuni processi di fermentazione, maturazione e conservazione.

Tra gli alimenti che possono contenere quantità elevate o variabili di istamina rientrano alcuni formaggi stagionati, salumi, pesce conservato o fermentato, vino e altri alimenti fermentati.

La quantità può variare sensibilmente in base al prodotto, alla conservazione e ai processi di produzione. Per questo motivo non è corretto considerare automaticamente tutti gli alimenti appartenenti a una determinata categoria come “ricchi di istamina”.

Istamina e cosiddetta “intolleranza”

Negli ultimi anni si è parlato molto di intolleranza all’istamina, una definizione utilizzata per descrivere persone che riferiscono sintomi dopo il consumo di determinati alimenti.

La questione, tuttavia, è complessa. I sintomi attribuiti a una ridotta capacità di metabolizzare l’istamina possono essere molto diversi e non sono specifici di questa condizione. Per questo motivo è importante non effettuare autodiagnosi né eliminare ampie categorie di alimenti dalla propria dieta senza un adeguato inquadramento medico.

La capacità dell’organismo di metabolizzare l’istamina dipende da diversi meccanismi, tra cui enzimi presenti nell’intestino e nei tessuti. Anche alcuni farmaci e condizioni dell’organismo possono influenzare questo equilibrio.

Non è sempre necessario eliminare l’istamina

La presenza di istamina negli alimenti non significa quindi che debba essere eliminata dalla dieta. Per la maggior parte delle persone, l’istamina alimentare viene gestita senza particolari problemi.

Quando invece compaiono ripetutamente sintomi come orticaria, vampate, mal di testa, disturbi gastrointestinali o palpitazioni dopo determinati alimenti, è opportuno parlarne con il medico per individuare la causa.

In caso di gonfiore improvviso di labbra, lingua o gola, difficoltà a respirare, forte debolezza o perdita di coscienza, soprattutto dopo l’esposizione a un possibile allergene, è invece necessario richiedere immediatamente assistenza medica.

In sintesi

L’istamina è una sostanza essenziale per l’organismo: partecipa alla risposta immunitaria, alle reazioni allergiche, alla produzione di acido gastrico e alla regolazione del sistema nervoso. Il suo rilascio eccessivo può però provocare sintomi anche importanti.

Comprendere il suo ruolo aiuta quindi a distinguere tra una normale funzione biologica, una reazione allergica e quei disturbi che vengono talvolta ricondotti, non sempre correttamente, alla cosiddetta intolleranza all’istamina.

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