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1 Luglio 2026
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Attentato a Sigfrido Ranucci, gruppo campano ha agito in cambio di migliaia di euro

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Attentato a Sigfrido Ranucci, gruppo campano ha agito in cambio di migliaia di euro

Svolta nelle indagini sull’attentato che la sera del 16 ottobre 2025 colpì il giornalista Sigfrido Ranucci, quando un ordigno esplosivo distrusse gran parte della sua auto e provocò danni anche all’abitazione.

I carabinieri hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di quattro persone, ritenute dagli inquirenti gli esecutori materiali dell’attacco. Secondo la Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, gli indagati avrebbero agito in cambio di alcune migliaia di euro.

Si tratta di Antonio Passariello, 53 anni, originario di Cicciano e ritenuto il principale organizzatore del gruppo, Saverio Mutone, residente a Sperone, e della coppia composta da Pellegrino D’Avino e Marika De Filippi, residente ad Avella. Per De Filippi sono stati disposti gli arresti domiciliari.

Nell’ordinanza, il giudice per le indagini preliminari parla di “elementi gravi, precisi e concordanti”, ritenendo che ciascuno degli indagati abbia fornito un contributo determinante alla realizzazione dell’attentato.

Secondo la ricostruzione investigativa, Passariello avrebbe noleggiato una Fiat Panda nera e, insieme a Mutone, avrebbe raggiunto Torvaianica, dove la sera del 16 ottobre sarebbe stato collocato l’ordigno esplosivo. Gli investigatori indicano come esplosivo utilizzato la cosiddetta “gelatina da cava”, un materiale definito obsoleto ma caratterizzato da un’elevata capacità distruttiva. Per questo motivo la Procura ha contestato anche il reato di strage.

Determinante per l’inchiesta è stata la ricostruzione del tragitto dell’auto attraverso un’approfondita analisi dei sistemi di videosorveglianza, che ha consentito di seguire gli spostamenti del veicolo dalla Campania fino a Roma e il successivo rientro nella stessa notte.

Le intercettazioni raccolte durante le indagini avrebbero inoltre documentato la disponibilità degli indagati a fuggire all’estero, con la convinzione che i presunti mandanti avrebbero garantito loro mezzi economici, assistenza e una versione concordata da fornire agli investigatori per evitare di risalire a chi avrebbe commissionato l’attentato.

L’inchiesta, tuttavia, è tutt’altro che conclusa. Gli investigatori sono ora concentrati sull’individuazione dei mandanti, per chiarire chi abbia finanziato l’azione e se dietro l’attentato vi siano organizzazioni criminali oppure soggetti coinvolti nelle inchieste giornalistiche della trasmissione Report.

«Adesso aspettiamo gli sviluppi», ha commentato Ranucci, ringraziando il Nucleo Investigativo dei Carabinieri e il pubblico ministero Carlo Villani. «Bisognerà capire se ci sono altri livelli e chi ha tentato di limitare la libertà di stampa».

Anche il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano ha espresso l’auspicio che le indagini consentano di individuare anche i mandanti. Solidarietà al giornalista è arrivata inoltre dalla Rai, dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana, che ha annunciato l’intenzione di costituirsi parte civile, e da numerosi esponenti politici, che hanno ribadito come l’attentato rappresenti un grave attacco alla libertà di stampa.

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