L’avvocato Simone Labonia ci illustra la normativa vigente, nei casi di danni fisici o materiali, provocati o subiti.
Nel linguaggio giuridico capita spesso di confondere i concetti di configurabilità e procedibilità del reato. Si tratta invece di due profili distinti, che possono condurre a conseguenze molto diverse. La riforma Cartabia ha reso questa distinzione ancora più rilevante, soprattutto in relazione ai reati che provocano un danno alla persona offesa.
La configurabilità riguarda la sussistenza del reato. In altre parole, il giudice deve verificare se il fatto commesso possieda tutti gli elementi previsti dalla legge penale: condotta, evento, nesso di causalità ed elemento soggettivo (dolo o colpa, a seconda dei casi). Se tali presupposti ricorrono, il reato è configurabile e l’autore può essere chiamato a risponderne.
La procedibilità, invece, concerne le condizioni necessarie affinché lo Stato possa esercitare l’azione penale. Un reato perfettamente configurabile potrebbe infatti non essere immediatamente perseguibile se la legge richiede un’ulteriore condizione, come la presentazione della querela da parte della persona offesa.
È proprio su questo aspetto che la riforma Cartabia è intervenuta in maniera significativa. Per numerose fattispecie, soprattutto contro il patrimonio e contro la persona quando non ricorrono particolari aggravanti, il legislatore ha trasformato la procedibilità da ufficio a querela di parte. L’obiettivo è stato quello di concentrare le risorse della giustizia sui fatti più gravi, valorizzando al contempo la volontà della vittima nei reati di minore allarme sociale.
Si pensi, ad esempio, a un danno provocato intenzionalmente a un bene altrui. Il fatto può integrare tutti gli elementi del reato di danneggiamento, risultando quindi pienamente configurabile. Tuttavia, se la fattispecie rientra tra quelle perseguibili a querela, il pubblico ministero non potrà procedere in assenza della tempestiva denuncia della persona offesa, salvo che ricorrano specifiche circostanze aggravanti che rendano il reato procedibile d’ufficio.
Ne consegue che l’assenza della querela non elimina il reato né rende lecita la condotta. Semplicemente impedisce l’avvio o la prosecuzione del procedimento penale. Diversamente, quando il reato è procedibile d’ufficio, l’autorità giudiziaria ha il dovere di attivarsi non appena acquisisca la notizia di reato, indipendentemente dalla volontà della vittima.
La distinzione assume particolare rilievo anche sul piano pratico. Non è raro che una persona ritenga erroneamente che, essendo evidente il danno subito, il responsabile verrà automaticamente perseguito. Dopo la riforma Cartabia ciò non è sempre vero: occorre verificare se il reato sia procedibile d’ufficio oppure richieda la querela.
In definitiva, configurabilità e procedibilità rappresentano due momenti autonomi del diritto penale. La prima accerta l’esistenza del reato; la seconda stabilisce se e a quali condizioni lo Stato possa esercitare l’azione penale. Comprendere questa differenza è fondamentale per evitare equivoci e per tutelare efficacemente i propri diritti, soprattutto alla luce delle recenti modifiche.












