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3 Settembre 2026
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Lavoro, Feneal Uil: «Il caldo non è più emergenza, la sicurezza deve cambiare con il clima»

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Lavoro, Feneal Uil: «Il caldo non è più emergenza, la sicurezza deve cambiare con il clima»

La proroga delle misure regionali per la tutela dei lavoratori esposti alle alte temperature riporta al centro dell’attenzione il tema della sicurezza nei cantieri durante i periodi di caldo intenso. Sulla questione interviene la FENEAL UIL Salerno, che propone di rendere strutturali alcune misure di prevenzione e di integrare il rischio climatico nella programmazione e nell’organizzazione del lavoro.

«La decisione del Presidente della Regione Campania Roberto Fico di prolungare le misure di tutela dei lavoratori
esposti alle alte temperature rappresenta una risposta importante e responsabile. Ma proprio la necessità di
estendere nel tempo un provvedimento nato per fronteggiare il caldo estivo ci consegna una riflessione che non
possiamo più rinviare.
Se siamo costretti a prolungare le misure di protezione oltre il periodo tradizionalmente considerato più critico,
significa che il calendario al quale eravamo abituati non corrisponde più al clima nel quale oggi si lavora.
Il caldo estremo non può essere trattato ogni anno come un evento eccezionale o imprevedibile.
Le estati diventano più lunghe, le temperature elevate persistono, le ondate di calore sono sempre più frequenti
e l’umidità può rendere ancora più gravoso il lavoro fisico, soprattutto nei cantieri e nelle attività svolte
all’aperto.
Il cambiamento climatico è ormai una nuova frontiera della salute e della sicurezza sul lavoro.
Per il sindacato la risposta non può essere soltanto quella, pur necessaria, di intervenire quando l’emergenza è
già in corso, chiedendo la sospensione delle attività nelle condizioni di maggiore rischio o la proroga delle
ordinanze quando le temperature continuano a essere elevate.
Quella è la tutela dell’oggi. Noi dobbiamo cominciare a costruire anche la sicurezza di domani.
Gli ammortizzatori sociali devono diventare più semplici e automatici quando le condizioni climatiche rendono
necessario sospendere le lavorazioni per tutelare la salute delle persone. Ma dobbiamo compiere un passo
ulteriore: portare il rischio climatico dentro la progettazione della sicurezza e dentro l’organizzazione stessa del
lavoro.
Se sappiamo che determinate condizioni climatiche sono destinate a ripetersi, non possiamo continuare a
considerarle un imprevisto.
Nei cantieri occorre quindi prevedere preventivamente, nei documenti di sicurezza pertinenti e nel rispetto delle
diverse responsabilità stabilite dalla normativa, come organizzare le lavorazioni quando temperature, umidità,
esposizione al sole e caratteristiche dell’attività determinano condizioni di rischio.
Non come un ulteriore adempimento burocratico, ma come una vera misura di prevenzione.
Significa programmare, quando tecnicamente possibile, le lavorazioni più gravose nelle fasce orarie
climaticamente più favorevoli; prevedere turnazioni differenti; organizzare pause adeguate e realmente fruibili;
garantire acqua fresca e le misure di idratazione individuate dalla valutazione del rischio; predisporre aree di
recupero idonee e climatizzate e utilizzare, dove possibile, nuove tecnologie e sistemi di raffrescamento capaci
di ridurre l’esposizione dei lavoratori.
Dobbiamo guardare anche alle esperienze che si stanno sviluppando fuori dall’Italia e alle nuove soluzioni
tecnologiche disponibili.
L’innovazione deve entrare nella sicurezza con la stessa velocità con cui entra nei processi produttivi.
Se utilizziamo tecnologia, digitalizzazione e nuovi strumenti per rendere un cantiere più efficiente e produttivo,
dobbiamo utilizzarli con altrettanta convinzione per proteggere chi in quel cantiere lavora.
Ma c’è un punto decisivo che dobbiamo affrontare senza ipocrisie: la sicurezza ha un costo, ma quel costo non
può diventare un alibi per non farla.
Spostare una lavorazione dalle ore più calde a fasce orarie più favorevoli può determinare una diversa
organizzazione del cantiere e maggiori oneri. Riorganizzare turni e squadre, predisporre ambienti climatizzati
per le pause, garantire adeguati sistemi di idratazione, adottare sistemi di raffrescamento e nuove tecnologie
di prevenzione richiede risorse.
Proprio per questo dobbiamo avere il coraggio di affrontare anche il tema economico.
Se il rischio climatico è prevedibile, devono essere prevedibili anche le misure necessarie per contrastarlo e,
secondo quanto previsto e consentito dalla normativa, le risorse necessarie per attuarle.
Riconoscere e programmare questi costi significa coinvolgere e responsabilizzare maggiormente le imprese, non
deresponsabilizzarle.
Gli obblighi in materia di salute e sicurezza restano pienamente in capo ai soggetti individuati dalla legge e non
possono mai essere subordinati alla convenienza economica.
Ma se determinate misure vengono individuate già nella progettazione e trovano, quando ne ricorrono le
condizioni, un adeguato riconoscimento economico, viene meno anche qualsiasi possibile giustificazione legata
al fatto che la sicurezza rappresenterebbe un costo aggiuntivo e imprevisto per l’impresa.
È questo il cambio di prospettiva che proponiamo.
La sicurezza non deve essere percepita come un peso economico che si aggiunge durante l’esecuzione dei lavori,
ma come una componente dell’opera prevista fin dall’inizio.
In questo modo l’impresa viene messa nelle condizioni di conoscere preventivamente le misure da adottare,
organizzare conseguentemente il lavoro e programmare le relative risorse. Allo stesso tempo, però, deve
assumersi fino in fondo la responsabilità della loro concreta applicazione.
Non vogliamo offrire un alibi alle imprese. Vogliamo esattamente il contrario: eliminare l’alibi del costo.
Se una misura di prevenzione è stata prevista, programmata e, quando previsto dalla normativa,
economicamente riconosciuta, deve essere concretamente applicata.
Più certezza nella programmazione delle risorse deve significare più certezza nell’applicazione della sicurezza.
È su questo terreno che può nascere un nuovo patto di responsabilità tra il mondo del lavoro e il sistema delle
imprese.
Ed è proprio per questo che ritengo utile aprire un confronto con ANCE AIES Salerno e con il Presidente Fabio
Napoli.
Non per contrapporre interessi differenti e neppure per chiedere alle imprese di farsi carico da sole di nuovi
costi. Al contrario, possiamo provare a costruire insieme una proposta che parta dall’esperienza concreta dei
cantieri e affermi un principio semplice: se chiediamo alle imprese di cambiare il modo di lavorare per
proteggere i lavoratori dal nuovo rischio climatico, dobbiamo contemporaneamente chiedere a committenti,
stazioni appaltanti e istituzioni di programmare e riconoscere, nei casi previsti, anche i costi necessari a rendere
possibile quel cambiamento.
In cambio dobbiamo poter pretendere che quanto previsto per la sicurezza si traduca realmente in tutela nei
cantieri.
Una posizione condivisa dal sindacato e dal sistema delle imprese avrebbe certamente maggiore forza anche
nel confronto con la Regione Campania, con le stazioni appaltanti e con il legislatore nazionale.
Potremmo partire proprio dall’esperienza dei cantieri della provincia di Salerno per costruire una proposta
capace di coniugare sicurezza, organizzazione del lavoro, innovazione e sostenibilità economica.
Non si tratta di lavorare meno.
Si tratta di lavorare diversamente quando le condizioni ambientali lo impongono, tutelando
contemporaneamente salute, salario, occupazione e continuità produttiva.
La proroga delle misure regionali contro il caldo deve quindi essere letta non soltanto come una risposta
necessaria all’emergenza, ma come un segnale di qualcosa che sta cambiando strutturalmente.
Il clima sta cambiando più velocemente delle nostre norme.
Il sindacato deve avere la capacità di stare un passo avanti: non limitarsi a chiedere tutele quando il rischio si
manifesta, ma contribuire a progettare oggi la sicurezza di domani.
Questa può diventare una nuova frontiera della contrattazione, della bilateralità e del confronto con le
istituzioni: una sicurezza climatica capace di anticipare il rischio, organizzare diversamente il lavoro e utilizzare
l’innovazione per proteggere le persone.
Perché la sicurezza del futuro non può essere improvvisata davanti alla prossima ondata di calore.
Deve essere progettata, finanziata e resa esigibile.
E se la sicurezza viene progettata e finanziata a monte, deve poi essere pienamente applicata e concretamente
verificabile nei cantieri.
Perché se cambia il clima, deve cambiare anche il modo di lavorare.
»

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