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15 Settembre 2026
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Cime da ormeggio, scegliere la corda giusta è una questione di sicurezza

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Cime da ormeggio, scegliere la corda giusta è una questione di sicurezza

Quando si parla di sicurezza in mare si pensa immediatamente a dotazioni, motore, elettronica di bordo e condizioni meteo. Eppure, una volta arrivati in porto, c’è un elemento tanto semplice quanto fondamentale che non dovrebbe mai essere sottovalutato: la cima di ormeggio.

È attraverso le cime che l’imbarcazione viene collegata a banchina, pontili o corpi morti. Devono quindi sopportare trazioni continue, movimenti dell’onda, raffiche di vento e sollecitazioni improvvise. Una scelta sbagliata o una cima deteriorata possono trasformare un normale ormeggio in un problema serio.

Materiali: perché conta l’elasticità

Tra i materiali più utilizzati per le cime da ormeggio c’è il polietere, apprezzato per la buona resistenza, la morbidezza e soprattutto per la capacità di assorbire parte delle sollecitazioni.

Anche il nylon viene impiegato negli ormeggi proprio grazie alla sua elasticità. Questa caratteristica consente alla cima di lavorare come una sorta di “ammortizzatore”, riducendo i picchi di carico che possono trasmettersi all’imbarcazione e agli elementi di ormeggio.

Non basta però scegliere una fibra resistente: è necessario che la cima sia adatta all’utilizzo previsto e alle caratteristiche dell’imbarcazione.

Il diametro non va scelto a caso

Una cima troppo sottile può essere sottoposta a carichi eccessivi, mentre una di diametro sovradimensionato può risultare più difficile da gestire e non necessariamente rappresentare la soluzione migliore in ogni situazione.

Il dimensionamento deve tenere conto di diversi fattori: lunghezza e peso dell’imbarcazione, tipo di ormeggio, esposizione al vento e al moto ondoso, condizioni del porto e carichi prevedibili.

Particolare attenzione va riservata anche alle modalità di collegamento. Nodi, gasse, grilli e altri elementi possono influire sulla resistenza complessiva del sistema.

Occhio all’usura

Una delle regole più importanti è anche una delle più semplici: le cime vanno controllate con regolarità.

Sfregamenti contro bitte, passacavi e anelli possono consumare progressivamente le fibre. Anche l’esposizione prolungata a sole, acqua salata e agenti atmosferici contribuisce al deterioramento.

Segni di abrasione, fibre spezzate, irrigidimento, scolorimento anomalo o deformazioni sono campanelli d’allarme da non ignorare.

Una cima apparentemente ancora utilizzabile può infatti aver perso una parte significativa delle proprie caratteristiche meccaniche.

Ormeggiare significa anche lasciare margine

La scelta delle cime non dovrebbe essere fatta considerando soltanto le condizioni ideali. Un buon ormeggio deve tenere conto anche di ciò che può accadere quando il vento aumenta o l’imbarcazione comincia a muoversi maggiormente.

La capacità della cima di assorbire le sollecitazioni è quindi importante almeno quanto la sua resistenza nominale. Anche la geometria dell’ormeggio e la corretta distribuzione delle cime contribuiscono a evitare carichi concentrati e movimenti eccessivi.

Per questo, soprattutto in caso di soste prolungate o di condizioni meteo previste impegnative, è opportuno verificare l’intero sistema di ormeggio e non soltanto la singola cima.

Un accessorio semplice, ma decisivo

Le cime da ormeggio sono uno di quegli elementi dell’attrezzatura nautica ai quali spesso si presta attenzione soltanto quando arriva il momento di utilizzarli. In realtà, rappresentano una componente essenziale della sicurezza dell’imbarcazione.

Scegliere la cima corretta, controllarla periodicamente e sostituirla quando presenta segni evidenti di deterioramento significa investire nella sicurezza della barca e delle persone a bordo.

Perché anche quando il motore è spento e la navigazione è terminata, la barca continua a essere sottoposta alle forze del mare. E a tenerla al sicuro, molto spesso, sono proprio quei pochi metri di corda che sembrano un dettaglio.

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