Il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) ha approvato una delibera fondamentale che regolamenta l’introduzione dei test psicoattitudinali per i futuri magistrati. La misura attua la riforma dell’ordinamento giudiziario (D. Lgs. 44/2024) introducendo una procedura d’esame strutturata volta a verificare l’assenza di grave inidoneità comportamentale all’esercizio delle funzioni giudiziarie.
L’accertamento non ha carattere clinico o diagnostico (non mira cioè a rilevare patologie), ma serve a misurare specifiche competenze organizzative e relazionali. La valutazione riguarda cinque aree principali.
Cognitiva: ragionamento analitico, capacità decisionale e problem solving.
Emotiva: equilibrio individuale, gestione dello stress e autocontrollo.
Relazionale: comunicazione, capacità di ascolto ed empatia.
Etico-valoriale: equità e autonomia di giudizio.
Organizzativa: gestione del tempo e organizzazione del lavoro.
I candidati saranno sottoposti alla fase di valutazione psicologica solo dopo essere risultati idonei agli scritti tradizionali del concorso. Prima della prova orale, i candidati sostengono test psicoattitudinali validati secondo standard psicometrici internazionali. Il risultato del test scritto non determina automaticamente l’esclusione. Viene invece utilizzato come base per un colloquio mirato gestito dal Presidente della commissione esaminatrice affiancato da un esperto psicologo. La decisione finale sull’idoneità o inidoneità del candidato rimane in capo alla sola commissione esaminatrice. L’inidoneità deve derivare non da una singola debolezza, ma da una accertata e grave carenza che comprometta la capacità funzionale al ruolo.
Fonte foto: https://www.associazionemagistrati.it/doc/4165/sostegno-ai-magistrati-di-sciacca.htm












