La manifestazione per la Palestina organizzata il 10 ottobre scorso in piazza Santini, a Capaccio Paestum, sarebbe stata inserita in un documento di monitoraggio israeliano delle proteste internazionali. A denunciarlo sono il Comitato Cilento-Palestina, Legambiente Paestum, Donne in Nero Cilento e Brigada, promotori dell’iniziativa.
Secondo quanto riferito dalle associazioni, il documento censirebbe 357 eventi di protesta in 39 Paesi, riportando per ciascuno informazioni come orari, coordinate geografiche, organizzazioni coinvolte e livelli di rischio. Tra gli appuntamenti menzionati figurerebbe anche la mobilitazione pacifica organizzata nel centro di Capaccio Paestum nell’ambito della giornata internazionale promossa dalla Global Alliance for Palestine.
Le realtà del territorio esprimono preoccupazione per le attività di monitoraggio e per il rischio che, a loro giudizio, iniziative di solidarietà con la popolazione palestinese vengano considerate una minaccia. Le associazioni contestano inoltre quella che definiscono una criminalizzazione delle posizioni antisioniste e delle manifestazioni contro le politiche di Israele.
«Questi documenti servono a colpire chi non si rassegna, ma non ci spaventano», affermano i promotori, che chiedono allo Stato italiano, alla Regione Campania e alle istituzioni di interrompere i rapporti commerciali, militari, accademici e industriali con Israele.
Nel comunicato, le associazioni collegano la contestazione della politica estera e delle spese militari alle ricadute economiche e sociali sulla popolazione, citando il carovita, l’inflazione e i tagli ai servizi pubblici. Criticano inoltre la riservatezza che, sostengono, circonderebbe alcuni aspetti delle forniture di armamenti.
Le organizzazioni annunciano che proseguiranno le iniziative sul territorio, sia a sostegno della Palestina sia contro quella che definiscono «economia di guerra», rivendicando maggiori investimenti per il lavoro, i servizi pubblici e la giustizia sociale.
Al centro della presa di posizione resta la richiesta di trasparenza sulle attività di monitoraggio delle proteste e di tutela della libertà di manifestazione, insieme all’appello per un cambiamento delle politiche italiane nei confronti di Israele.













