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4 Novembre 2026
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Agnese Di Sarli, sposò un uomo che si fingeva poliziotto: 13 anni per ottenere il divorzio. La sua storia in un libro

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Agnese Di Sarli, sposò un uomo che si fingeva poliziotto: 13 anni per ottenere il divorzio. La sua storia in un libro

Si era innamorata e aveva pronunciato il fatidico sì, convinta di sposare un alto funzionario della Polizia di Stato. Ma dietro quella divisa si nascondeva un impostore. Per Agnese Di Sarli, infermiera salernitana, quello che doveva essere l’inizio di una nuova vita si è trasformato in un incubo durato anni. La verità è emersa nel 2012, con l’arresto dell’uomo a Roma da parte della Squadra Mobile. Ma se smascherare l’inganno è stato possibile, liberarsi delle sue conseguenze sul piano giudiziario si è rivelato un percorso lunghissimo: per ottenere il divorzio ha dovuto attendere fino al 2024, tredici anni dopo quel matrimonio.

Oggi Agnese ha deciso di raccontare ancora una volta la propria storia e di trasformare una dolorosa esperienza personale in una battaglia pubblica. Lo ha fatto davanti alle telecamere di Rai 1, ospite di «La volta buona», e torna ora sotto i riflettori con il nuovo articolo pubblicato dall’ANSA. Al centro della sua richiesta, rivolta alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e al ministro della Giustizia Carlo Nordio, c’è una revisione delle norme sul diritto di famiglia, con particolare riferimento all’articolo 122 del Codice civile. Una battaglia che Agnese racconta anche nel libro «Rosso Amarone», pubblicato da Europa Edizioni.

Il matrimonio nel 2011 e la scoperta dell’inganno

La vicenda comincia nel 2011, quando Agnese Di Sarli sposa un uomo che si presenta come un appartenente alla Polizia di Stato. Una relazione che si rivelerà profondamente diversa da quella che la donna aveva immaginato. Dopo il matrimonio, l’uomo avrebbe ottenuto da lei ingenti somme di denaro e si sarebbe appropriato di diversi gioielli. Nell’ottobre del 2012 arriva la svolta: viene arrestato a Roma dagli agenti della Squadra Mobile, che lo sorprendono mentre indossa una divisa da primo dirigente della Polizia di Stato.

La vicenda assume rapidamente una rilevanza nazionale, diventando un caso mediatico. Per Agnese, tuttavia, l’arresto dell’uomo e la scoperta della sua vera identità non rappresentano la fine della storia.

Tredici anni di battaglia per ottenere il divorzio

Dopo la scoperta dell’inganno, inizia un lungo percorso giudiziario per riuscire a chiudere definitivamente quel capitolo della propria vita. Il divorzio arriva soltanto nel 2024, dopo oltre tredici anni dalla celebrazione del matrimonio. Un’attesa che ha lasciato conseguenze profonde nella vita personale della donna e che oggi rappresenta il punto di partenza della sua richiesta di cambiamento.

Nell’intervista rilasciata all’ANSA, Di Sarli racconta il peso di quanto vissuto e spiega le ragioni della sua battaglia: «Voglio che ciò che è accaduto a me non accada ad altri». La donna riferisce inoltre di aver subito conseguenze personali importanti, arrivando a dichiarare: «Mi è stato negato il diritto di avere un figlio e questo, a causa delle nostre leggi».

Parole che restituiscono la dimensione umana di una vicenda che non riguarda soltanto una lunga controversia giudiziaria, ma anche il tempo sottratto alla possibilità di ricostruire la propria esistenza.

L’appello a Giorgia Meloni e Carlo Nordio: modificare l’articolo 122

Oggi Agnese Di Sarli si rivolge direttamente alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e al ministro della Giustizia Carlo Nordio, chiedendo un intervento sul diritto di famiglia e sui meccanismi che regolano l’impugnazione del matrimonio.

Al centro della sua richiesta c’è l’articolo 122 del Codice civile, relativo alla violenza e all’errore nel consenso matrimoniale.

La donna ritiene necessario aggiornare la normativa per affrontare situazioni come quella che ha vissuto e impedire che altre persone debbano affrontare percorsi tanto lunghi e complessi.

«La mia richiesta è una lotta di civiltà», afferma nell’intervista all’ANSA, chiedendo che la propria esperienza possa contribuire ad aprire un confronto istituzionale. La questione giuridica merita un approfondimento: l’articolo 122 disciplina i casi in cui il matrimonio può essere impugnato per violenza, timore o errore sull’identità e sulle qualità personali del coniuge. Non disciplina direttamente il procedimento di divorzio. La richiesta di Di Sarli punta dunque a una revisione delle regole che riguardano la validità del consenso matrimoniale.

«Rosso Amarone», il libro in cui Agnese racconta la sua storia

La testimonianza di Agnese Di Sarli è diventata anche un libro. Si intitola «Rosso Amarone» ed è pubblicato da Europa Edizioni. Nelle pagine dell’opera autobiografica l’autrice ripercorre il proprio percorso personale, dall’infanzia alle amicizie, dalle esperienze di vita alle prove più difficili affrontate sul piano sentimentale e umano.

Il volume racconta una storia di dolore, perdita e ripartenza, ma soprattutto il tentativo di ritrovare se stessi dopo esperienze che possono cambiare profondamente il corso di un’esistenza. Il libro ha contribuito a far conoscere la vicenda anche attraverso diverse occasioni di presentazione e testimonianza pubblica.

La vicenda ha trovato spazio anche in televisione. Agnese Di Sarli è stata ospite di «La volta buona», il programma di Rai 1 condotto da Caterina Balivo, dove ha raccontato la propria esperienza. La sua testimonianza televisiva, insieme alla pubblicazione di «Rosso Amarone», ha contribuito a riportare l’attenzione sulla storia personale e sulle difficoltà affrontate nel lungo percorso giudiziario.

La donna chiede che la propria esperienza non resti soltanto una storia di cronaca, ma possa diventare l’occasione per una riflessione sulle norme, sulla tutela delle persone ingannate e sull’effettività dei diritti.

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