Sono piccoli, spesso quasi invisibili, ma dal loro lavoro dipende una parte importante della produzione agricola e dell’equilibrio degli ecosistemi. Api, farfalle, vespe, mosche e altri insetti impollinatori rappresentano infatti uno degli ingranaggi fondamentali del rapporto tra natura e agricoltura, un ruolo particolarmente significativo in un territorio caratterizzato dalla presenza di coltivazioni, aree boschive, pascoli e ambienti naturali come quello del Cilento.
L’impollinazione consiste nel trasferimento del polline dagli organi maschili a quelli femminili del fiore e consente alle piante di riprodursi. A svolgere questo compito sono soprattutto gli animali, in particolare gli insetti. Secondo l’Ispra, quasi il 90% delle specie di piante selvatiche da fiore dipende, interamente o in parte, dall’impollinazione animale. Per quanto riguarda le colture agricole, oltre il 75% delle principali colture beneficia dell’attività degli impollinatori in termini di produzione, resa o qualità.
Non è quindi soltanto una questione di api da miele. Gli impollinatori comprendono una grande varietà di specie selvatiche. Gli Apoidei, il gruppo che comprende api selvatiche e api mellifere, rappresentano uno dei gruppi più importanti, ma al servizio dell’impollinazione contribuiscono anche farfalle, sirfidi e altri insetti.
La presenza di una comunità diversificata di impollinatori è particolarmente importante perché specie differenti possono avere comportamenti, periodi di attività e caratteristiche diverse. Una maggiore biodiversità può rendere il servizio di impollinazione più stabile anche in condizioni ambientali variabili. La FAO sottolinea proprio il ruolo della diversità degli impollinatori come elemento di resilienza degli ecosistemi agricoli.
Un valore anche per l’agricoltura
Il contributo degli impollinatori non riguarda soltanto la quantità dei raccolti. L’impollinazione può influenzare anche la qualità dei frutti e la formazione dei semi. Secondo la FAO, gli impollinatori incidono su circa il 35% della produzione agricola mondiale in volume e aumentano la produzione di 87 delle principali colture alimentari.
In un territorio agricolo come quello cilentano, il tema assume quindi una particolare rilevanza. Oliveti, orti, frutteti e altre coltivazioni convivono con una rete di ambienti naturali che costituisce un habitat importante per numerose specie.
Ma proprio la trasformazione degli habitat rappresenta una delle principali minacce. L’Ispra indica tra i fattori che contribuiscono al declino degli impollinatori la perdita e la frammentazione degli habitat, l’inquinamento, l’uso di pesticidi, i cambiamenti climatici, le specie aliene invasive, i parassiti e gli agenti patogeni.
Anche la semplificazione del paesaggio agricolo può avere conseguenze. La scomparsa di siepi, filari, aree incolte e altri elementi di naturalità riduce infatti la disponibilità di luoghi nei quali gli insetti possono trovare cibo e rifugio. Per questo la conservazione di piccoli habitat all’interno e ai margini delle aree agricole può diventare uno degli strumenti per favorire la presenza degli impollinatori.
Le api non sono sole
Quando si parla di impollinazione, l’immagine che viene immediatamente in mente è quella dell’ape mellifera. Ma la realtà è molto più complessa.
Le api selvatiche svolgono un ruolo fondamentale e appartengono a migliaia di specie differenti. Anche le farfalle contribuiscono al trasferimento del polline, così come altri insetti. La loro presenza rappresenta inoltre un indicatore della qualità e della diversità degli ambienti naturali.
Proprio le farfalle offrono un esempio particolarmente significativo nel territorio protetto. Nell’aprile scorso è stata confermata nel Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni la presenza della Papilio alexanor, specie considerata tra le più rare e minacciate d’Europa. La presenza era stata segnalata nel 2025 ed è stata riconfermata nel 2026 nell’ambito di un progetto di ricerca condotto in collaborazione con l’Università di Salisburgo, il Museo di Storia Naturale del Salento e l’Ente Parco.
La scoperta ha consentito di individuare habitat idonei e possibili aree di espansione della specie, rafforzando le attività di monitoraggio e conservazione.
Proteggere gli impollinatori significa proteggere un sistema
La tutela degli insetti impollinatori non passa necessariamente da grandi interventi. Anche la gestione degli spazi agricoli può contribuire a creare condizioni più favorevoli: mantenere siepi e fioriture, conservare aree naturali e ridurre l’utilizzo non necessario di prodotti fitosanitari sono alcune delle azioni indicate dagli organismi scientifici e ambientali.
Particolare attenzione deve essere riservata ai periodi di fioritura. L’Ispra segnala infatti che proprio durante queste fasi le api sono particolarmente esposte ai trattamenti fitosanitari effettuati sulle colture, poiché frequentano intensamente i fiori alla ricerca di nettare e polline.
La Regione Campania considera l’apicoltura un’attività agricola a tutti gli effetti e sottolinea il suo collegamento con il settore agricolo proprio per il ruolo dell’impollinazione nel miglioramento quantitativo e qualitativo delle produzioni. La Regione ha inoltre previsto specifici interventi per lo sviluppo e la salvaguardia dell’apicoltura.
La questione, dunque, va oltre la semplice tutela delle api. Difendere gli impollinatori significa conservare una rete di relazioni tra insetti, piante, agricoltura e ambiente.
E in un territorio nel quale aree agricole e ambienti naturali sono strettamente intrecciati, quel piccolo volo da un fiore all’altro può diventare uno dei segnali più semplici e immediati della salute dell’intero ecosistema.












