Per anni il futuro della mobilità è sembrato avere una direzione quasi obbligata: sostituire il motore a combustione con quello elettrico. Ma la transizione energetica è più articolata di così. Accanto all’elettrificazione stanno crescendo, o vengono studiati, diversi carburanti rinnovabili e a basse emissioni, destinati soprattutto a quei settori nei quali fare a meno dei combustibili liquidi o gassosi è più complicato.
L’International Energy Agency considera tra i principali combustibili rinnovabili i biocarburanti liquidi, i biogas, l’idrogeno prodotto con elettricità rinnovabile e gli e-fuel. Ma quali sono le alternative e, soprattutto, quanto sono davvero sostenibili?
Biocarburanti: una tecnologia già presente
La famiglia più consolidata è quella dei biocarburanti, prodotti a partire da biomasse. Ne fanno parte, tra gli altri, biodiesel e bioetanolo, utilizzati da anni in diversi mercati e spesso miscelati ai carburanti tradizionali.
Il loro principale vantaggio è la possibilità di intervenire sul parco veicoli esistente senza dover necessariamente sostituire tutti i mezzi. Secondo l’IEA, i biocarburanti liquidi rappresentano oggi la componente più importante della crescita dei combustibili rinnovabili destinati al trasporto.
Ma “bio” non significa automaticamente “a impatto zero”. La sostenibilità dipende dalle materie prime utilizzate, dal processo produttivo e dal modo in cui vengono considerate le emissioni lungo l’intero ciclo di vita. L’utilizzo di residui e rifiuti può offrire vantaggi importanti, mentre l’impiego di colture alimentari può sollevare questioni legate all’uso del suolo, all’acqua e alla biodiversità.
HVO: il diesel rinnovabile
Tra le soluzioni che stanno attirando maggiore attenzione c’è l’HVO, acronimo di Hydrotreated Vegetable Oil. Si tratta di un diesel rinnovabile prodotto attraverso il trattamento con idrogeno di oli, grassi e altre materie prime compatibili con il processo.
La sua particolarità è che può essere utilizzato, nei veicoli per i quali il costruttore ne prevede l’impiego, senza richiedere necessariamente la trasformazione dell’intero sistema di alimentazione.
È quindi una soluzione interessante soprattutto per la transizione del parco diesel esistente. Anche in questo caso, tuttavia, il vantaggio ambientale dipende fortemente dall’origine delle materie prime e dal processo produttivo: non basta che un carburante sia definito “rinnovabile” per considerarlo automaticamente equivalente a una soluzione a emissioni nulle.
Biometano: trasformare i rifiuti in energia
Un’altra possibilità arriva dal mondo dei gas rinnovabili. Il biometano può essere prodotto attraverso la purificazione del biogas ottenuto dalla degradazione di materia organica, compresi rifiuti e residui.
Il suo interesse per la mobilità è legato soprattutto alla possibilità di valorizzare scarti e sottoprodotti e di utilizzare infrastrutture e tecnologie già esistenti per i veicoli alimentati a gas.
L’IEA prevede una crescita della domanda globale di biogas e biometano nei prossimi anni, con il trasporto tra i settori destinati a contribuire all’espansione. Un elemento particolarmente interessante è il potenziale dei biometani ottenuti da rifiuti e residui, che possono presentare una bassa intensità di carbonio.
E-fuel: carburanti sintetici prodotti con energia rinnovabile
Gli e-fuel rappresentano una strada completamente diversa. Non derivano direttamente da biomasse, ma vengono prodotti utilizzando idrogeno ottenuto tramite elettrolisi e una fonte di carbonio.
L’idea è creare combustibili sintetici che possano essere utilizzati in applicazioni che continuano a richiedere energia sotto forma di carburante.
Il loro potenziale è particolarmente interessante per aviazione e trasporto marittimo, settori nei quali l’elettrificazione diretta presenta difficoltà tecniche e operative maggiori. L’IEA considera infatti gli e-fuel una possibile componente della decarbonizzazione soprattutto di questi comparti.
Il problema è rappresentato dai costi, dalla quantità di energia rinnovabile necessaria e dalla capacità produttiva ancora limitata. Oggi, quindi, gli e-fuel sono più una tecnologia in fase di sviluppo e crescita che una soluzione già disponibile su larga scala.
Idrogeno rinnovabile: non è un carburante come gli altri
Quando si parla di mobilità sostenibile, l’idrogeno occupa una posizione particolare. Non è una fonte primaria di energia, ma un vettore: deve essere prodotto utilizzando altra energia.
Quando viene ottenuto attraverso elettrolisi alimentata da elettricità rinnovabile, può essere considerato idrogeno rinnovabile. Nel trasporto può alimentare celle a combustibile, che producono elettricità a bordo del veicolo, oppure essere utilizzato in altri processi.
Anche qui, il campo di applicazione più interessante potrebbe non essere necessariamente l’automobile privata. L’IEA indica soprattutto il trasporto pesante tra gli ambiti nei quali idrogeno ed e-fuel possono avere un ruolo, mentre per le automobili l’elettrificazione diretta offre già una strada importante.
Qual è allora il carburante più sostenibile?
La risposta non è uguale per tutti.
Un carburante può avere un impatto molto diverso a seconda di come viene prodotto, da quali materie prime deriva, quanta energia richiede, quali infrastrutture utilizza e quale veicolo alimenta.
È proprio questo il punto centrale della transizione: non esiste una singola tecnologia capace di risolvere ogni problema.
Per gli spostamenti stradali leggeri, l’elettrificazione rappresenta una delle principali direzioni di sviluppo. I carburanti rinnovabili possono invece assumere un ruolo importante dove sostituire rapidamente i veicoli esistenti è difficile o dove l’elettrificazione diretta presenta limiti. Nel trasporto aereo e marittimo, per esempio, biocarburanti avanzati, e-fuel e altri combustibili rinnovabili possono diventare particolarmente rilevanti. L’IEA prevede infatti che la crescita dei carburanti rinnovabili nel trasporto nei prossimi anni sarà guidata soprattutto dall’elettricità rinnovabile e dai biocarburanti, mentre idrogeno, biometano ed e-fuel avranno quote più contenute ma potenzialmente strategiche.
La vera sfida è guardare oltre il distributore
Quando facciamo rifornimento, vediamo soltanto il carburante che entra nel serbatoio. La sostenibilità, invece, comincia molto prima.
Per capire quanto una soluzione sia realmente vantaggiosa bisogna considerare l’intera filiera: origine delle materie prime, energia utilizzata per la produzione, trasporto, distribuzione e utilizzo finale.
È per questo che parlare semplicemente di carburante “verde” può essere fuorviante. La domanda corretta è un’altra: quanto è sostenibile quel carburante lungo tutto il suo ciclo di vita?
Il futuro della mobilità potrebbe quindi non essere una sfida tra un unico carburante vincente e tutti gli altri. Potrebbe essere, piuttosto, un sistema nel quale tecnologie differenti vengono utilizzate dove sono più efficienti: elettricità sulle auto, biocarburanti e carburanti rinnovabili per parte del parco esistente, biometano dove la filiera lo rende vantaggioso, idrogeno ed e-fuel nei settori più difficili da elettrificare.
La vera innovazione, insomma, potrebbe non essere trovare il carburante del futuro, ma imparare a scegliere quello più adatto a ogni tipo di mobilità.












