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6 Novembre 2026
6 Novembre 2026

Case nei borghi del Cilento: quanto costa ristrutturarle?

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Case nei borghi del Cilento: quanto costa ristrutturarle?

Una casa in un borgo del Cilento può rappresentare una scelta abitativa, un investimento immobiliare o un’opportunità per avviare un’attività ricettiva. Ma quanto costa davvero riportare a nuova vita un edificio nei centri storici dell’entroterra salernitano?

La risposta dipende dalle condizioni dell’immobile, dagli interventi necessari e dalle caratteristiche del territorio. Il prezzo di acquisto, spesso l’elemento che attira maggiormente l’attenzione, rappresenta soltanto una parte dell’investimento.

Il tema è tornato di attualità anche attraverso iniziative locali di rigenerazione. Il Comune di Magliano Vetere, nel Cilento interno, ha pubblicato il 14 ottobre 2026 un avviso per la ricognizione del patrimonio immobiliare disponibile nell’ambito del programma «Rigenerazione Sistema dei Borghi Produttivi del Cilento Interno».

L’iniziativa mira a individuare immobili potenzialmente coinvolgibili in un percorso di valorizzazione del territorio. Non equivale, tuttavia, all’annuncio di finanziamenti automatici per i proprietari né garantisce l’avvio dei lavori sugli edifici segnalati.

Perché il prezzo d’acquisto non basta

Chi valuta un immobile nei borghi di comuni come Magliano Vetere, Roccadaspide, Laurino, Ceraso o San Mauro la Bruca deve considerare innanzitutto lo stato effettivo dell’edificio.

Una casa inutilizzata da molti anni può richiedere interventi sugli impianti, sul tetto, sulle murature, sui solai e sulle condizioni di isolamento.

Gli edifici più antichi possono presentare inoltre criticità strutturali che non emergono da una semplice visita.

Per questo motivo non è corretto indicare un costo medio di ristrutturazione valido per tutti i borghi cilentani.

Due immobili della stessa superficie possono richiedere investimenti profondamente differenti.

Il primo passaggio dovrebbe essere una verifica tecnica affidata a un professionista, con un sopralluogo e una valutazione preliminare delle opere necessarie.

Il costo dei lavori e le spese meno visibili

Il budget deve comprendere non soltanto l’impresa edile, ma anche progettazione, pratiche amministrative, eventuali indagini strutturali, direzione dei lavori, sicurezza del cantiere e imprevisti.

Nei centri storici, la conformazione delle strade e la difficoltà di accesso possono incidere sull’organizzazione dei lavori.

Il trasporto dei materiali, la disponibilità di spazi per il cantiere e la necessità di utilizzare tecniche compatibili con le caratteristiche dell’edificio possono determinare costi aggiuntivi.

Prima di acquistare, è quindi utile predisporre un quadro economico che distingua il prezzo dell’immobile dal costo stimato del recupero.

È opportuno prevedere anche una riserva per gli imprevisti, la cui entità va stabilita in funzione delle condizioni dell’edificio e del livello di approfondimento delle verifiche tecniche.

Bonus edilizi: cosa prevede il 2026

La normativa fiscale rappresenta un altro elemento da valutare.

Per gli interventi di recupero edilizio che rispettano i requisiti previsti, nel 2026 è confermata una detrazione ordinaria del 36%, che può salire al 50% per le spese sostenute dal proprietario o dal titolare di un diritto reale su un immobile adibito ad abitazione principale.

L’agevolazione maggiorata non si applica automaticamente a tutte le seconde case o agli immobili acquistati per investimento.

Per il 2027 sono previste aliquote inferiori: 30% in via ordinaria e 36% nei casi che rispettano le condizioni per l’abitazione principale.

La possibilità di utilizzare concretamente il beneficio dipende anche dalla situazione fiscale del contribuente, dalla tipologia di intervento e dal rispetto degli adempimenti richiesti.

È quindi necessario verificare preventivamente la normativa applicabile e la documentazione necessaria, senza considerare la detrazione come uno sconto immediato sul costo dei lavori.

Dai singoli immobili alla rigenerazione dei borghi

L’iniziativa di Magliano Vetere mostra come il recupero delle abitazioni possa inserirsi in un progetto territoriale più ampio.

Rimettere sul mercato edifici inutilizzati può contribuire a migliorare l’aspetto dei centri storici e a creare nuove opportunità residenziali o economiche.

Il recupero edilizio, da solo, non basta però a contrastare lo spopolamento.

Per rendere attrattivo un borgo occorrono servizi, collegamenti, accesso alla sanità, opportunità di lavoro e infrastrutture digitali.

Un immobile ristrutturato in un paese privo di servizi essenziali può risultare difficile da utilizzare stabilmente o da valorizzare economicamente.

Cosa verificare prima di comprare

Chi sta valutando un acquisto dovrebbe partire dalla regolarità urbanistica e catastale, dalle condizioni strutturali e dall’eventuale presenza di vincoli.

È altrettanto importante conoscere i costi di gestione dell’immobile dopo la ristrutturazione.

Per chi intende trasformarlo in una struttura ricettiva, occorre verificare anche la disciplina applicabile all’attività e la sostenibilità della domanda turistica.

La convenienza dell’investimento non dipende soltanto dal costo iniziale, ma dall’utilizzo effettivo che si potrà fare dell’immobile negli anni successivi.

Il recupero dei borghi cilentani può rappresentare un’opportunità, ma richiede progetti realistici, verifiche tecniche e una valutazione economica completa.

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