• Home
  • Cronaca
  • Cilento, Codacons: «Allarme cinghiali nel Parco e indennizzi insufficienti»

Cilento, Codacons: «Allarme cinghiali nel Parco e indennizzi insufficienti»

di Marianna Vallone

«Le misure prese dal Parco sono insufficienti per contrastare l’ emergenza cinghiali è necessario coinvolgere le associazioni dei cacciatori e rivedere gli indennizzi», dichiara Bartolomeo Lanzara, presidente Codacons Cilento.  «Il problema cinghiali nell’area del Parco Nazionale – spiega – è molto serio. Ormai i cinghiali sono così numerosi che si trovano nelle piazze dei paesi e nelle campagne dove si pratica l’agricoltura. Per questo  è necessario intervenire tempestivamente nell’affrontare il problema. Quindi, occorrono interventi immediati e risarcimenti adeguati, certi e tempestivi agli agricoltori, sia per i danni diretti determinati dalla perdita di produzione, sia per quelli indiretti».

La diffusione degli animali  ha raggiunto dimensioni preoccupanti a cui si aggiungono i danni alle persone e alle strutture, con un aumento di incidenti stradali, anche gravi, e rischi sempre maggiori per la sicurezza dei cittadini. «E’ urgente una nuova ed adeguata politica di contenimento, – sottolinea Lanzara – a partire dai piani di prelievo selettivi della fauna selvatica presente nell’area. Si rende quindi necessario il monitoraggio costante delle popolazioni di ungulati e lupi con metodologie innovative», evidenzia il Codacons Cilento.

«Seguiamo un piano di contenimento del cinghiale approvato dall’Ispra, che prevede una serie di misure che stiamo attuando. Fino al 31 dicembre 2020 abbiamo abbattuto quasi 5mila capi di cinghiale con i selecontrollori. Stiamo implementando il numero dei selecontrollori partendo con il nuovo piano di formazione per immetterne altri 150, che si aggiungeranno ai 309 che stanno facendo abbattimenti selettivi. Sono in corso di completamento i centri di raccolta delle carcasse abbattute, perché l’operatore economico “Valcarni” che abbiamo selezionato attraverso procedura pubblica le ritirerà per completare la filiera del cinghiale. Questo non è poco. – ha spiegato il direttore del Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, Romano Gregorio – I cinghiali non conoscono confini. Nelle aree fuori Parco o contigue l’abbattimento avviene solo quando la caccia è aperta, 2 mesi all’anno. Il Parco si è dato da fare. Gli indennizzi sono fissati dalla Legge. Tra l’altro la Commissione Europea ha stabilito che se non ci sono meccanismi di prevenzione dei danni da parte dell’agricoltura, gli indennizzi non sono corrisposti. Gli agricoltori hanno ragione, perché l’indennizzo è poco rispetto al lavoro ma noi dobbiamo attenerci alle regole».

©Riproduzione riservata




A Cura di

Marianna Vallone

Giornalista per professione e comunicatrice per passione, sono alla continua ricerca di storie da raccontare e tramonti da immortalare. Nata sulla costa di Maratea ma morigeratese da sette generazioni. Vivo nel cuore verde del Cilento e sono felice. Faccio domande anche quando conosco le risposte, perché continuo a pensare che l’essere umano sia il viaggio più bello da fare.
Tutti gli articoli di Marianna Vallone

© Giornale del Cilento - Gerenza

Iscrizione al Tribunale Vallo della Lucania n.580/2009 del 04.09.2019