Per anni parlare di “edificio green” ha significato soprattutto parlare di consumi energetici: bollette più basse, cappotti termici, pannelli solari, classi energetiche migliori. Oggi, però, l’asticella si sta alzando.
Case, uffici, hotel, scuole, stabilimenti produttivi e cantieri vengono valutati sempre più spesso anche per la qualità dei materiali utilizzati, le emissioni generate lungo il ciclo di vita, la salubrità degli ambienti interni, la gestione dell’acqua, il comfort degli occupanti, la tracciabilità dei prodotti e la capacità di dimostrare con dati oggettivi le proprie prestazioni ambientali.
È in questo scenario che cresce l’interesse per le certificazioni di sostenibilità degli edifici, come LEED, BREEAM e WELL, e per strumenti tecnici come LCA, EPD e mappature dei materiali. Non si tratta più solo di ottenere un “bollino” da esibire, ma di costruire un sistema di informazioni verificabili, utile a committenti, progettisti, imprese, investitori e produttori di materiali.
“Il settore delle costruzioni sta vivendo un cambio di prospettiva”, spiega Davide Treghini, Co-Founder di Ollum, società di consulenza ESG. “La sostenibilità di un edificio non si misura più solo guardando ai consumi in fase d’uso. Conta sempre di più l’intero ciclo di vita: da come vengono scelti i materiali a come viene progettato il cantiere, fino alla gestione dell’edificio nel tempo”.
Cosa rende davvero sostenibile un edificio
La sostenibilità degli edifici è diventata un tema più ampio e misurabile. La classe energetica resta importante, ma non basta più da sola a raccontare la qualità ambientale di un immobile.
Oggi un edificio viene valutato anche per le emissioni incorporate nei materiali, la provenienza dei prodotti da costruzione, la presenza di dichiarazioni ambientali verificate, la qualità dell’aria interna, l’efficienza idrica, la resilienza climatica e la capacità di ridurre gli impatti lungo tutto il ciclo di vita.
Per questo cresce l’attenzione verso strumenti che permettono di misurare la sostenibilità degli edifici in modo più completo. L’obiettivo non è solo progettare edifici meno energivori, ma dimostrare in modo trasparente le prestazioni ambientali dell’intero progetto.
In questa direzione si muovono anche le principali certificazioni internazionali. La certificazione LEED, ad esempio, valuta diversi aspetti della sostenibilità edilizia: energia, materiali, qualità ambientale interna, acqua, sito, innovazione e gestione del progetto. Come spiega USGBC, il U.S. Green Building Council, l’organizzazione che ha sviluppato il sistema di certificazione LEED, con LEED v5 già disponibile e la progressiva transizione dalle versioni precedenti, il mercato conferma una direzione chiara: più attenzione a decarbonizzazione, salute, resilienza e performance misurabili.
Edifici certificati, in Italia quasi il 30% in più in un anno
Il fenomeno è confermato anche dai numeri. Secondo i dati diffusi da USGBC/GBCI, nel 2024 l’Italia ha certificato 174 progetti LEED, per oltre 2,1 milioni di metri quadrati, entrando all’ottavo posto nella classifica mondiale dei Paesi e delle regioni più attivi su LEED al di fuori degli Stati Uniti. Nel 2023 i progetti certificati erano 135: in un solo anno, quindi, il numero di certificazioni è cresciuto di circa il 29%. Un segnale che mostra come la sostenibilità degli edifici stia diventando sempre più un criterio competitivo, non solo ambientale.
La spinta europea: EPBD e CPR cambiano il contesto
La crescita dell’interesse per gli edifici sostenibili non nasce solo da una maggiore sensibilità ambientale. Arriva anche da un quadro normativo europeo sempre più orientato a misurare e ridurre gli impatti del settore costruzioni.
La nuova Direttiva europea sulla prestazione energetica degli edifici, conosciuta come EPBD o “Direttiva Case Green”, punta a migliorare le prestazioni del patrimonio edilizio e ad accompagnare il settore verso edifici a emissioni zero. Ma il cambiamento non riguarda solo l’energia consumata durante l’uso dell’edificio: cresce anche l’attenzione verso le emissioni generate prima, durante e dopo la vita utile dell’immobile.
In parallelo, il nuovo Regolamento Prodotti da Costruzione introduce un’evoluzione importante anche per i produttori di materiali e componenti edilizi. Il CPR rafforza il ruolo delle informazioni tecniche e ambientali sui prodotti, con un percorso che porterà a dichiarazioni più complete, maggiore tracciabilità e sviluppo del passaporto digitale per i prodotti da costruzione.
Questo significa che progettisti e imprese avranno sempre più bisogno di dati affidabili sui materiali che utilizzano. Allo stesso tempo, i produttori dovranno essere in grado di fornire documentazione chiara, verificabile e coerente con i requisiti richiesti dal mercato, dalle normative e dai protocolli di certificazione.
Materiali, dati e certificazioni: la nuova competitività dell’edilizia
La sostenibilità degli edifici si gioca sempre di più anche nella scelta dei materiali. Calcestruzzo, acciaio, laterizi, isolanti, serramenti, pavimenti, rivestimenti, arredi e componenti tecnici non vengono valutati solo per prezzo e prestazioni funzionali, ma anche per impatto ambientale, contenuto riciclato, durabilità, provenienza e documentazione disponibile.
In questo contesto, strumenti come le Dichiarazioni Ambientali di Prodotto diventano sempre più strategici. Una EPD consente infatti di comunicare in modo verificato gli impatti ambientali di un prodotto lungo il ciclo di vita e può supportare l’accesso a gare, CAM, protocolli di certificazione e richieste di filiera.
Anche per i committenti e gli studi di progettazione cresce il bisogno di un approccio strutturato. Percorsi di certificazione green per edifici permettono di impostare fin dalle prime fasi del progetto una strategia coerente: scelta del protocollo, analisi dei requisiti, raccolta documentale, coordinamento dei fornitori, verifica dei materiali e gestione delle evidenze tecniche.
“Molte aziende si avvicinano alle certificazioni perché ricevono una richiesta da un cliente, da un investitore o da una gara”, aggiunge Treghini. “Ma il valore vero nasce quando la certificazione diventa uno strumento di progettazione e non solo un adempimento finale. Se i dati vengono raccolti troppo tardi, il rischio è scoprire criticità quando il progetto è già avanzato”.
In un settore chiamato a ridurre consumi, emissioni e impatti ambientali, il bollino della sostenibilità non è più solo un simbolo. È sempre più spesso la parte visibile di un lavoro fatto di misurazioni, documenti, scelte progettuali e dati verificabili.












