Le Pietre della memoria: parole eleatiche incise nel tempo

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Le Pietre della memoria: parole eleatiche incise nel tempo

Si sono aperti i lavori della quinta edizione di Eleatica 2011 e la prima lezione dal titolo “Parmenide e i dibattiti scientifico-filosofi del V sec. a.C.” a cura di Giovanni Casartano, professore di Storia della filosofia antica presso l’università di Napoli Federico II, si è svolta nella sala Francesco Alario della Fondazione Alario.

I partecipanti, studiosi di filosofia antica provenienti da diverse cittadine italiane, ma anche dalla Francia, dal Messico, dalla Svizzera, dal Brasile, dall’Argentina, dagli Stati Uniti, dalla Grecia, giunti ad Ascea ieri, sono stati accolti nel piazzale della Fondazione Alario dove si è tenuta l’inaugurazione de “Le Pietre della memoria”. L’evento, fortemente voluto dalla Fondazione e dal Comune di Ascea, ha rappresentato nell’ambito delle giornate di Eleatica 2011 un momento di riflessione per i cittadini di Ascea e per i partecipanti alla sessione di studio. Le due pietre monumentali, impiantate una all’ingresso del complesso Alario, l’altra nel giardino antistante il parcheggio, in calcare grigio, realizzate da Pino Fortunato, artigiano locale, con la tecnica del bassorilievo e dell’incisione, vogliono, infatti, ricordare le radici della civiltà cilentana e il lungo percorso della civiltà occidentale. Ad aprire la cerimonia Francesco Chirico, consigliere delegato della Fondazione Alario il quale ha ricordato al pubblico l’importanza del sito archeologico di Elea – Velia, sito dove il valore aggiunto ad esso conferito da Parmenide e Zenone non è mai ricordato e valorizzato abbastanza tanto da far diventare il parco archeologico fulcro di un turismo culturale e non soltanto meta di pochi studiosi e appassionati.

Cosa bisogna offrire al turista e soprattutto il turista cosa chiede?  “Un caffè, una bottiglia d’acqua, una camera d’albergo e una bistecca” afferma Mario Rizzo, sindaco di Ascea. “Il turista chiede ciò che anche quaranta, cinquanta anni fa chiedeva. Sono, invece, cambiate le motivazioni del viaggiatore perché oggi con queste semplici richieste egli vuole raggiungere tre risultati: “conoscere il territorio, vivere le tradizioni attraverso il contatto diretto con la popolazione, assaporare un’emozione”.

Vivere i luoghi, passeggiare lungo via di Porta Rosa e ammirare quell’arco che ha tutte le caratteristiche per essere quello che ispirò Parmenide nel suo poema “Sulla natura”, volgere lo sguardo al cielo e osservare le stelle dalla stessa angolazione dalla quale le osservò Parmenide, leggere Diogene Laerzio e comprendere quanto importante fu la presenza di Zenone nella città, il quale, si dice, avesse ordito una congiura contro il tiranno, tutto ciò dovrebbe contribuire a far innamorare di questi luoghi il visitatore.

Maggiore consapevolezza, dunque e soprattutto coesione e collaborazione tra residenti, Comune, area archeologica, Fondazione per portare avanti progetti di sviluppo e valorizzazione. Incontri formativi e di aggiornamento costanti per le guide che operano all’interno degli scavi archeologici e che spesso optano per “l’autolesionismo” dimenticando anche di menzionare le due anime principali di Elea – Velia, Parmenide e Zenone, auspica Livio Rossetti, responsabile scientifico di Eleatica. Incontri per non dimenticare quanto altro quelle pietre che un tempo furono le fondamenta di un’antica città, possono trasmettere.
Non è mancato nemmeno l’intervento del vescovo Rocco Favale mentre tra i convenuti all’evento una piccola parte della comunità asceota.

Buoni propositi, dunque e tanta voglia di fare sono il risultato di questa cerimonia inaugurale tutta dedicata a “Le pietre della memoria”, pietre sulle quali sono state incise due frasi, una di Diogene Laerzio, che nella sua opera “Le vite dei filosofi” parla di Zenone, cittadino di Elea, e l’altra di Barnes, il quale un anno fa, mentre stava per diventare neo cittadino di Elea – Velia ricordava a tutti come “la piccola Elea ha dato alla filosofia occidentale molto di più di quanto poteva dare una grande metropoli”.

Nell’ottica della positività, quella nella quale abbiamo il dovere di continuare a credere, speriamo che presto il parco archeologico venga riconosciuto come volano di sviluppo per il Cilento e per Ascea e su di esso ricada l’attenzione che merita.

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