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2 Ottobre 2026
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Ho perdonato una volta, non per sempre: la Cassazione chiarisce i limiti della tolleranza al tradimento

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Ho perdonato una volta, non per sempre: la Cassazione chiarisce i limiti della tolleranza al tradimento

La sentenza riguarda la separazione coniugale e l’addebito in caso di tradimento. La Cassazione stabilisce che la tolleranza mostrata da un coniuge verso un precedente tradimento non costituisce una rinuncia al dovere di fedeltà, né impedisce di addebitare la separazione all’altro partner se si verificano nuove infedeltà che causano la rottura definitiva del matrimonio.

Questa pronuncia, dunque, riguarda l’infedeltà coniugale ed il concetto che la tolleranza non cancella il tradimento: la Corte fa chiarezza sull’addebito nella separazione e sul valore della tolleranza di un coniuge di fronte al tradimento del partner, in merito all’impatto sull’addebito stesso.

Il principio è chiaro: perdonare o tollerare una precedente infedeltà non equivale a una rinuncia definitiva al dovere di fedeltà, né impedisce di chiedere l’addebito se si verificano nuove violazioni. La vicenda trae origine dal ricorso di un marito che chiedeva l’addebito della separazione alla moglie a causa di ripetute infedeltà.

In una prima fase, la domanda era stata respinta poiché il coniuge aveva in passato tollerato una relazione extraconiugale della donna. La Cassazione ha però ribaltato questa impostazione, precisando che la tolleranza passata non costituisce un’esimente e non elimina l’illiceità dei tradimenti successivi. ​I doveri coniugali previsti dall’art. 143 del Codice Civile hanno infatti natura indisponibile e non possono essere azzerati da accordi o comportamenti di fatto. Se dopo un episodio di infedeltà perdonato emergono nuove violazioni che causano l’intollerabilità della convivenza, il giudice deve addebitare la separazione al coniuge fedifrago, con la conseguente perdita del diritto all’assegno di mantenimento.

La decisione conferma un orientamento di tutela della dignità del coniuge tradito: la disponibilità a perdonare un errore per tentare di salvare il matrimonio non può trasformarsi in una trappola giuridica che priva il partner del diritto di reazione di fronte a un comportamento scorretto reiterato nel tempo.

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