A distanza di oltre due anni da uno dei casi di maltrattamento animale che più hanno sconvolto l’opinione pubblica italiana, la battaglia per ottenere giustizia per Leone non si ferma. Il piccolo gatto, trovato ad Angri in condizioni gravissime dopo essere stato brutalmente scuoiato, potrebbe ora rappresentare un precedente senza precedenti nel panorama investigativo nazionale.
Per la prima volta in Italia, infatti, un criminologo sarà coinvolto nel tentativo di individuare chi si rese responsabile delle torture inflitte all’animale. Una scelta maturata dopo che le indagini tradizionali non sono riuscite a individuare elementi sufficienti per identificare il colpevole.
La vicenda di Leone aveva suscitato una forte ondata di indignazione. Il gatto, soccorso dai volontari e affidato alle cure veterinarie, lottò per quattro giorni prima di morire a causa delle gravissime ferite riportate. Fu proprio il coraggio mostrato durante quelle ore drammatiche a spingere chi si prese cura di lui a chiamarlo Leone.
La sua storia fece rapidamente il giro del web, generando migliaia di messaggi di solidarietà e rabbia. Ad Angri venne organizzata una fiaccolata che richiamò persone da diverse province e regioni, mentre numerosi cittadini offrirono ricompense a chiunque fosse stato in grado di fornire informazioni utili per identificare il responsabile.
Dopo il decesso del gatto, diverse associazioni animaliste presentarono esposti alle autorità competenti. La Procura dispose accertamenti e il sequestro della carcassa per consentire ulteriori verifiche investigative. Nonostante il clamore suscitato dalla vicenda, però, nessuno è mai stato chiamato a rispondere di quanto accaduto.
Nei mesi scorsi l’inchiesta è stata archiviata e, dopo il dissequestro, i resti dell’animale sono stati cremati. Le ceneri sono state affidate all’Oasi Canile di Cava de’ Tirreni, dove è stato allestito uno spazio commemorativo dedicato alla sua memoria.
Adesso, però, potrebbe aprirsi una nuova fase. L’associazione Aidaa ha annunciato di aver deciso di affidarsi a un criminologo per analizzare segnalazioni, testimonianze e nuovi elementi raccolti negli ultimi tempi. L’obiettivo è ricostruire un possibile profilo dell’autore delle violenze e individuare una pista investigativa concreta che possa portare alla riapertura del caso.
Secondo il presidente dell’associazione, Lorenzo Croce, il rischio più grande sarebbe lasciare che una vicenda tanto crudele finisca nell’oblio. Per questo motivo Aidaa punta a rilanciare la ricerca della verità, nella convinzione che chi ha compiuto un gesto così efferato non debba rimanere impunito.
Il caso Leone continua ancora oggi a interrogare l’opinione pubblica. Per molti non si tratta soltanto della morte di un animale, ma di una vicenda che pone interrogativi inquietanti sulla capacità di infliggere sofferenza a un essere indifeso. Domande che, a distanza di anni, attendono ancora una risposta.












