Nel Cilento tra i meravigliosi murales di Piano Vetrale

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di Giangaetano Petrillo – Foto ©Pio Peruzzini

Carlo Levi, che trascorse il suo esilio ad Aliano, in Lucania, nello struggente Cristo si è fermato a Eboli esprime un concetto estensibile a tutte quelle terre del Sud che fino a un passato recente erano rimaste tagliate non solo fuori dall’Europa, ma dalla stessa Italia. Terre unite da secoli di miseria, arretratezza e stenti di ogni genere. Terre dove ogni cosa arrivava in ritardo e quando arrivava succedeva in maniera talmente centellinata che quasi nessuno se ne accorgeva. Per questo il grande valore di questa terra, prima ancora di essere osservato, va capito. Visitare questi luoghi significa entrare in un angolo d’Italia dove lo scorrere del tempo è stato più lento che altrove, dove le tradizioni, la lingua e i paesaggi sono rimasti quasi immobili, dove povertà e isolamento, se da un lato hanno determinato una costante emigrazione, mai cessata fino ad oggi, dall’altro hanno favorito la conservazione dei luoghi e delle usanze. E soprattutto un forte e costante legame tra l’uomo e la natura. Potremmo dire, a ragion veduta, che l’uomo in questi luoghi crea ciò che la natura gli suggerisce. Dal semplice aratro alla laboriosa opera d’arte, c’è sempre stato un costante richiamo al paesaggio che lo circonda.

Ed è così che si presenta Piano Ventrale, il paese dei murales. Questa piccola frazione del comune di Orria, dimostra quanto la sollecitudine della natura sia stata alimento, fonte d’ispirazione, per grandi e rivoluzionari geni. È dai primi anni Ottanta che muri e portoni di Piano Vetrale vengono impreziositi estate dopo estate dai pennelli di artisti più o meno noti che hanno fatto entrare a pieno titolo questo piccolo borgo nel circuito della Associazione Italiana Paesi Dipinti, unico caso nel Cilento insieme ad Ottati.

L’iniziativa è nata nell’ambio della manifestazione denominata Il Pennello d’Oro, nata per ricordare Paolo De Matteis, importante esponente della scuola napoletana del 1600 che qui ebbe i suoi natali. Nato a Piano Vetrale nel 1662, Paolo De Matteis è stato un pittore girovago, lavorando a Parigi, in Calabria e a Genova. Il contesto sociale in cui il De Matteis mosse i suoi primi passi, formandosi tra Napoli e Roma, era un contesto sostanzialmente diverso rispetto a quello attuale. Poco potremmo capire di lui se lo avessimo incontrato, con una nostra forma mentis abbastanza retrograda ed esclusiva.

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Un artista dalla personalità complessa che visse alternando genio e sregolatezza, dipingendo favolosi capolavori, commissionati da uomini insigni del tempo, tra i quali papi e re. Nel centro del paese c’è la casa natia del grande artista. Come tanti paesi del Cilento interno Piano Vetrale presenta un nucleo antico di strette viuzze e case di pietra. Su queste, ma anche sugli edifici più moderni, si stendono suggestivamente i colori lasciati dai pittori che hanno contribuito a trasformare il paese in un luogo di grande espressione artistica.

Personaggi fiabeschi, segni zodiacali, scene di vita contadina si alternano quasi senza soluzione di continuità su ogni casa, e bisogna fare attenzione, quando si percorrono le strade del pase, a non farsi sfuggire alcuni dipinti murali che possono essere definiti a pieno titolo vere opere d’arte. Su questo sfondo antico, dunque, si collocano le opere d’arte moderne, aree che il tedesco Peter Amann definisce non a torto un luogo dove oggi l’Italia è ancora l’Italia, meta ideale di tanti turisti, alla ricerca delle radici più autentiche di un paese altrove ormai troppo snaturato e globalizzato.

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