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7 Ottobre 2026
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Omicidio Ciro Palmieri, definitive le condanne a moglie e figlio

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Omicidio Ciro Palmieri, definitive le condanne a moglie e figlio

Diventano definitive le condanne per l’omicidio di Ciro Palmieri, il panettiere ucciso il 29 luglio 2022 nella sua abitazione di Giffoni Valle Piana. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati dalle difese di Monica Milite e Massimiliano Palmieri, rispettivamente moglie e figlio della vittima. Restano quindi confermate le pene di 15 anni di reclusione per la donna e 12 anni per il giovane.

Le condanne erano state pronunciate nel febbraio scorso dalla Corte di assise di appello di Salerno, che aveva accolto il concordato tra il procuratore generale e gli avvocati Francesco Saverio Dambrosio e Antonietta Cennamo, difensori rispettivamente dei due imputati.

Le pene erano state ridotte di tre anni rispetto alla sentenza di primo grado, che aveva stabilito 18 anni per Monica Milite e 15 per Massimiliano Palmieri, riconoscendo le attenuanti generiche prevalenti sulle aggravanti contestate e l’attenuante della provocazione per aver agito in stato d’ira.

L’omicidio nella casa di Giffoni Valle Piana

Ciro Palmieri venne ucciso nel pomeriggio del 29 luglio 2022, al culmine di una lite familiare. Durante le indagini e successivamente nei processi, moglie e figlio descrissero la vittima come un uomo capace, in alcune circostanze, di essere un marito e padre affettuoso, ma anche di assumere comportamenti violenti, distruggendo oggetti presenti nell’abitazione e arrivando, secondo i loro racconti, a picchiare e minacciare i familiari.

Secondo la ricostruzione investigativa, la lite sarebbe iniziata tra i due coniugi. Palmieri avrebbe lanciato contro la moglie del liquido contenuto in una bottiglia. La donna avrebbe quindi afferrato una scopa tentando di colpirlo.

Il trambusto richiamò due figli della coppia, uno dei quali all’epoca minorenne. Nel tentativo di immobilizzare il padre, la situazione degenerò ulteriormente. L’uomo avrebbe nuovamente colpito la moglie, facendola scivolare. A quel punto la donna impugnò un coltello e lo colpì più volte alle spalle, mentre uno dei figli trascinò il padre lungo il corridoio e l’altro, preso un secondo coltello, lo colpì ripetutamente al petto.

Il tentativo di far sparire il cadavere

Dopo l’omicidio, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, sarebbe stato messo in atto il tentativo di eliminare il corpo e simulare un allontanamento volontario. Il cadavere di Palmieri fu mutilato, chiuso in sacchi di plastica e abbandonato in un’area boschiva lungo la strada provinciale 25 giffonese.

Le indagini dei Carabinieri permisero però di ricostruire in tempi brevi quanto accaduto. Un ruolo importante ebbero anche le immagini registrate dalle telecamere installate all’interno dell’abitazione della famiglia Palmieri. Nel giardino furono inoltre recuperati i coltelli utilizzati per il delitto.

La ricostruzione investigativa portò infine all’ammissione dei fatti da parte dei responsabili. Nel procedimento si sono costituiti parte civile i familiari della vittima – fratelli, sorelle e madre – assistiti dall’avvocato Rocco Pinto, oltre al figlio più piccolo della coppia, rappresentato dall’avvocato Francesco Siniscalchi.

Con la decisione della Cassazione, il percorso giudiziario relativo alle condanne di Monica Milite e Massimiliano Palmieri arriva ora alla definitività.

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