Omicidio marzia capezzuti: la perizia conferma torture e strangolamento
Nuovi e sconvolgenti dettagli sono emersi nel corso dell’udienza in Corte d’Assise al tribunale di Salerno, che vede al centro il drammatico omicidio di Marzia Capezzuti. Ieri mattina, la lunga deposizione dei consulenti del pubblico ministero ha fornito un quadro crudo e preciso delle violenze subite dalla giovane. I professori Giugliano, Campobasso e Buonomo, incaricati di analizzare i resti, hanno rivelato che Marzia è stata sottoposta a torture e sevizie, con lesioni e fratture multiple riscontrate sul suo corpo prima del decesso.
L’udienza, durata circa due ore, è stata fondamentale per confermare le verità già raccontate da alcuni testimoni ascoltati nei mesi scorsi, aggiungendo particolari decisivi per l’accusa. Le conclusioni dei periti, infatti, rafforzano la tesi sostenuta dalla Procura, secondo cui la morte di Marzia non sarebbe stata accidentale ma il risultato di un atto volontario e brutale. La conferma della causa di morte per strangolamento rappresenta uno dei punti cardine della consulenza.
La frattura dell’osso ioide: prova inequivocabile di asfissia meccanica
Un elemento centrale della relazione dei consulenti è la scoperta della frattura dell’osso ioide, situato nella parte anteriore del collo. Questa lesione è considerata un indicatore cruciale negli accertamenti medico-legali in casi di sospetto strangolamento. La rottura dell’osso ioide, stando alle dichiarazioni dei professori, ha portato a un’asfissia meccanica, indicando una chiara ostruzione delle vie respiratorie come causa del decesso. Questo dettaglio è emerso con forza durante la testimonianza in aula, fornendo un fondamento scientifico alla tesi dell’omicidio.
La presenza di gravi lesioni e fratture sul corpo della vittima prima della morte dipinge un quadro di violenza protratta, che ha preceduto l’atto fatale. Questi elementi sono stati cruciali per i consulenti nell’articolare la loro deposizione, che ha contribuito a delineare le dinamiche e la crudeltà dell’aggressione subita da Marzia Capezzuti. Le sevizie inflitte prima del decesso sono un aspetto che aggrava ulteriormente la posizione degli indagati, trasformando il caso in un omicidio premeditato e particolarmente efferato.
Il ritrovamento del corpo e l’avanzamento delle indagini
Il corpo di Marzia Capezzuti, scomparsa da circa sei mesi, fu ritrovato in uno stato di mummificazione nel novembre del 2022. Quel ritrovamento segnò una svolta nelle indagini, spostando l’attenzione da una possibile scomparsa volontaria a un’indagine per omicidio. Da allora, la macchina della giustizia si è mossa per ricostruire gli eventi e individuare i responsabili di un delitto che ha profondamente scosso la comunità di Pontecagnano e l’intera provincia di Salerno.
Il pubblico ministero Vincenzo Russo ha visto le sue ipotesi investigative trovare piena conferma nelle risultanze della perizia. Le testimonianze dei consulenti rappresentano un passo decisivo nell’iter processuale, fornendo prove scientifiche inconfutabili che sostengono l’accusa di omicidio con l’aggravante delle torture. L’esito di questa fase dibattimentale sarà determinante per il futuro del processo, che mira a fare giustizia per Marzia Capezzuti e a dare risposte concrete a una vicenda di inaudita violenza.












