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8 Ottobre 2026
8 Ottobre 2026

Social e disturbi alimentari, cosa sappiamo sul ruolo dello smartphone

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Social e disturbi alimentari, cosa sappiamo sul ruolo dello smartphone

Lo smartphone è diventato uno specchio che non riflette soltanto la nostra immagine, ma anche quella di migliaia di altre persone. Corpi allenati, volti modificati dai filtri, diete, programmi per dimagrire, ricette “senza sensi di colpa”, allenamenti e fotografie costruite per apparire perfette scorrono sullo schermo ogni giorno.

È difficile stabilire dove finisca la normale esposizione a questi contenuti e dove inizi un’influenza sul rapporto con il proprio corpo e con il cibo. La ricerca scientifica, però, sta accumulando elementi che indicano una relazione.

Una revisione sistematica e meta-analisi pubblicata nel 2026 ha riunito 45 studi per un totale di 33.086 adolescenti. Il risultato complessivo mostra che un maggiore coinvolgimento sui social è associato a più problemi legati all’immagine corporea e a una maggiore presenza di sintomi associati ai disturbi dell’alimentazione. L’associazione emerge sia negli studi che fotografano la situazione in un determinato momento sia, seppure con tutti i limiti della letteratura disponibile, negli studi longitudinali.

Il dato non significa che usare Instagram, TikTok o altri social provochi automaticamente un disturbo alimentare. Significa piuttosto che maggiore esposizione e maggiore coinvolgimento sui social convivono, nei giovani, con una maggiore probabilità di sviluppare pensieri e comportamenti problematici legati al corpo e all’alimentazione.

Il telefono è il mezzo, non necessariamente la causa

Parlare genericamente di “smartphone” rischia di semplificare troppo il fenomeno.

Il dispositivo consente di accedere ai contenuti, ma sono soprattutto il tipo di contenuti, il modo in cui vengono utilizzati i social e il significato che la persona attribuisce a ciò che vede a sembrare rilevanti.

Un ragazzo può passare molto tempo al telefono guardando video musicali, giocando o parlando con gli amici senza che questo abbia necessariamente conseguenze sul rapporto con il cibo. Un altro può trascorrere meno tempo online, ma essere costantemente esposto a fotografie di corpi idealizzati, contenuti sul dimagrimento e messaggi che associano valore personale e aspetto fisico.

La differenza, quindi, non è soltanto nelle ore trascorse davanti allo schermo.

La meta-analisi del 2026 ha infatti trovato associazioni sia considerando il tempo trascorso sui social sia analizzando forme di utilizzo più direttamente legate all’aspetto fisico. Tra le piattaforme considerate, il rapporto appariva più forte negli studi che prendevano in esame Instagram rispetto a quelli che valutavano i social nel loro complesso.

Il confronto con gli altri può diventare una trappola

Uno dei meccanismi più studiati è il confronto sociale.

Sui social non vediamo semplicemente altre persone: vediamo una selezione delle loro immagini. Il corpo, l’abbigliamento, il trucco, la luce, l’inquadratura e spesso anche la fotografia stessa possono essere costruiti per ottenere un determinato risultato.

Quando queste immagini diventano il termine di paragone con cui valutare il proprio corpo, può comparire una sensazione di distanza: io non sono così, quindi c’è qualcosa che non va in me.

Una revisione sistematica e meta-analisi pubblicata nel 2025 ha trovato un’associazione tra maggiore confronto sociale sui social network, più preoccupazioni per il proprio corpo e più sintomi legati ai disturbi dell’alimentazione.

Il meccanismo può essere particolarmente delicato durante l’adolescenza, quando l’identità, il rapporto con il proprio corpo e il riconoscimento da parte degli altri sono ancora in piena costruzione.

Dalla fotografia alla dieta

Il problema può non fermarsi all’immagine.

Una persona insoddisfatta del proprio corpo può iniziare a cercare contenuti su dieta, calorie, dimagrimento o attività fisica. A quel punto il sistema di raccomandazione delle piattaforme può contribuire a mantenere il contatto con contenuti simili, creando un ambiente digitale sempre più concentrato sull’aspetto fisico.

È un possibile circolo:

insoddisfazione → ricerca di contenuti sul corpo e sulla dieta → maggiore esposizione → confronto → ulteriore insoddisfazione.

Non è però un percorso inevitabile e non riguarda tutti gli utenti allo stesso modo.

Anche la direzione del rapporto può essere diversa da quella che immaginiamo. Una persona che ha già difficoltà con il proprio corpo o con il cibo potrebbe essere più interessata a questi contenuti proprio per la sua condizione. Per questo gli studi osservazionali non permettono, da soli, di stabilire che siano i social a provocare il disturbo.

Il rischio non è soltanto “passare troppo tempo al telefono”

Una revisione sistematica pubblicata nel 2026 ha esaminato specificamente il rapporto tra uso problematico dello smartphone, tempo trascorso sullo smartphone e psicopatologia dei disturbi alimentari in persone senza una diagnosi clinica iniziale. Anche in questo caso sono emerse associazioni tra un uso più problematico del dispositivo e maggiori sintomi legati ai disturbi dell’alimentazione. Gli autori sottolineano però la limitata qualità complessiva delle prove e la difficoltà di stabilire una relazione causale.

È una distinzione importante.

Non basta contare le ore trascorse davanti allo schermo per capire se esiste un rischio. Conta anche che cosa si fa durante quelle ore.

Un’ora passata a parlare con un amico non equivale a un’ora trascorsa a scorrere immagini di corpi idealizzati e contenuti sul dimagrimento. E non equivale nemmeno a un’ora dedicata a controllare ossessivamente calorie, peso, forma del corpo o attività fisica.

Gli adolescenti sono una fascia particolarmente delicata

L’adolescenza rappresenta probabilmente il punto più sensibile della questione.

Il corpo cambia rapidamente, aumenta l’attenzione verso l’aspetto fisico e cresce l’importanza del giudizio dei coetanei. Allo stesso tempo, i social sono ormai parte integrante della vita quotidiana.

La grande meta-analisi pubblicata nel 2026 ha rilevato un’associazione complessivamente piccola ma significativa tra utilizzo dei social, preoccupazioni per il corpo e sintomi alimentari. L’associazione risultava più forte nei campioni con una maggiore presenza di ragazze.

Anche una revisione pubblicata nel 2026 sui bambini e preadolescenti ha segnalato possibili associazioni tra maggiore utilizzo dei social e peggioramento dell’immagine corporea e comportamenti alimentari disfunzionali, sottolineando però che gli studi longitudinali in queste fasce d’età sono ancora relativamente pochi.

Questo significa che non è sufficiente chiedersi quanto tempo un adolescente trascorra online. Può essere più utile capire come utilizza quello spazio digitale e come si sente dopo averlo utilizzato.

Quali segnali meritano attenzione

Non ogni preoccupazione per il proprio aspetto è un disturbo alimentare. E non ogni ragazzo che segue un influencer fitness o pubblica fotografie sui social sviluppa un problema.

Ci sono però alcuni segnali che, soprattutto se persistenti, meritano attenzione: un controllo sempre più frequente del corpo, una crescente paura di ingrassare, una preoccupazione costante per calorie e peso, restrizioni alimentari rigide, abbuffate, comportamenti compensatori o un peggioramento evidente dell’autostima legato all’aspetto fisico.

Anche il rapporto con lo smartphone può fornire qualche indicazione. Se l’utilizzo dei social lascia sistematicamente la persona più insoddisfatta del proprio corpo, spinge a confrontarsi continuamente con gli altri o alimenta comportamenti sempre più rigidi nei confronti del cibo, il problema non è semplicemente il numero di ore trascorse online.

Non serve demonizzare lo smartphone

La conclusione più corretta non è che lo smartphone faccia male e debba essere eliminato.

Lo smartphone è ormai uno strumento attraverso il quale si svolgono attività molto diverse. Il punto è piuttosto sviluppare una maggiore consapevolezza del rapporto tra contenuti, algoritmi, confronto sociale e percezione del proprio corpo.

Per i più giovani può essere utile imparare a riconoscere che le immagini online non rappresentano necessariamente la realtà, che fotografie e video possono essere selezionati o modificati e che il numero di “like” non costituisce una misura del valore personale.

Allo stesso tempo, la prevenzione dei disturbi alimentari non può essere affidata soltanto al singolo ragazzo o alla sua capacità di “staccarsi dal telefono”. Famiglia, scuola, professionisti della salute e piattaforme digitali hanno tutti un ruolo.

La ricerca, intanto, sta spostando la domanda. Non si tratta più soltanto di chiedersi quanto tempo passiamo davanti allo smartphone, ma anche che cosa succede alla nostra percezione del corpo mentre guardiamo lo schermo.

E proprio qui potrebbe trovarsi il punto più importante: il rischio non sembra essere nascosto nel dispositivo, ma nell’ambiente digitale che quel dispositivo rende continuamente accessibile.

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