Dal pesce scorpione alla triglia tropicale del Mar Rosso, il Mediterraneo sta cambiando e nelle sue acque sono sempre più numerose le specie non indigene. Un fenomeno legato a diversi fattori, dalle attività umane ai cambiamenti climatici, che interessa anche i mari italiani e che viene monitorato dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA).
Le specie aliene sono organismi introdotti, intenzionalmente o accidentalmente, al di fuori del loro areale naturale. Non tutte diventano invasive, ma quelle che riescono a insediarsi e a diffondersi possono competere con le specie autoctone, modificare gli ecosistemi e avere conseguenze sull’economia e sulla salute umana.
Dal Canale di Suez alle acque italiane
Tra le principali vie di ingresso nel Mediterraneo c’è il Canale di Suez, attraverso il quale numerose specie provenienti dal Mar Rosso possono raggiungere il bacino. Altre specie arrivano invece attraverso il trasporto marittimo, l’acquacoltura e il commercio legato all’acquariofilia. A favorire l’insediamento contribuiscono anche il riscaldamento delle acque e le alterazioni degli ambienti marini.
Il fenomeno è particolarmente evidente nel Mediterraneo orientale, ma interessa progressivamente anche altre aree del bacino.
Un esempio riguarda la triglia tropicale del Mar Rosso (Parupeneus forsskali). Nel 2025 ISPRA ha segnalato il primo ritrovamento della specie nelle acque italiane, a Lampedusa. L’esemplare era stato catturato da pescatori locali, che lo avevano riconosciuto come diverso dalle triglie native e lo avevano consegnato ai ricercatori dell’Istituto. La specie era già stata osservata nel Mediterraneo orientale e aveva progressivamente ampliato il proprio areale fino alla Tunisia.
Il caso del pesce scorpione
Tra le specie più monitorate c’è il pesce scorpione (Pterois miles), originario dell’area indo-pacifica. La specie si è diffusa nel Mediterraneo e la sua presenza è stata documentata anche nei mari italiani.
Secondo l’aggiornamento ISPRA/CNR-IRBIM alla base della campagna “Attenti a quei 4!”, a marzo 2025 erano state raccolte 1.840 segnalazioni di pesce scorpione provenienti dai diversi Paesi del Mediterraneo. Il Mar Ionio viene indicato tra le aree particolarmente vulnerabili alla sua diffusione.
Il pesce scorpione richiede inoltre attenzione da parte di pescatori e bagnanti perché è dotato di spine velenose. Per questo ISPRA e CNR-IRBIM invitano chi dovesse avvistare questa o altre specie tropicali potenzialmente pericolose a segnalarne la presenza, contribuendo così al monitoraggio.
Oltre 3.300 specie aliene in Italia
Il fenomeno non riguarda soltanto il mare. Secondo il rapporto ISPRA sullo stato dell’ambiente in Italia, nel Paese sono presenti oltre 3.300 specie aliene, delle quali circa 400 sono classificate come invasive. Il loro numero è aumentato progressivamente dal 1900, con una forte accelerazione negli ultimi decenni.
Le specie invasive possono competere con quelle autoctone per il cibo e lo spazio, predarle, trasmettere patogeni o incrociarsi con specie native. Per questo la loro diffusione è considerata una delle pressioni più rilevanti sulla biodiversità.
Il ruolo dei cittadini
Di fronte a un fenomeno che interessa aree molto vaste, il monitoraggio può contare anche sulla collaborazione di pescatori, subacquei e cittadini.
La campagna “Attenti a quei 4!” del 2022 chiede infatti di segnalare eventuali avvistamenti di quattro specie tropicali potenzialmente pericolose: il pesce scorpione, il pesce palla maculato e due specie di pesce coniglio. Le fotografie e le informazioni raccolte possono essere utilizzate dai ricercatori per aggiornare la distribuzione delle specie.
Un Mediterraneo in trasformazione
L’arrivo di nuove specie non significa automaticamente che ogni organismo alieno rappresenti una minaccia. Il problema emerge quando una specie riesce a stabilirsi, riprodursi e diffondersi provocando effetti rilevanti sugli ecosistemi o sulle attività umane.
Il quadro tracciato da ISPRA mostra quindi un Mediterraneo in trasformazione, dove traffici marittimi, attività umane, cambiamenti climatici e modificazioni degli habitat possono facilitare l’arrivo e l’insediamento di nuove specie. Monitorare questi cambiamenti significa conoscere meglio come stanno evolvendo gli ecosistemi e intervenire, quando possibile, prima che una presenza occasionale diventi un’invasione difficile da gestire.
Fonti utilizzate: ISPRA, Stato dell’ambiente in Italia 2025












