Il Cilento, i miti: le sirene

di Giuseppe Conte

Stupito dovette apparire lo sguardo dei primi visitatori che approdarono su questa terra; e stupito il loro animo dovette costatare le meraviglie di questo angolo sperduto e poco noto alle civiltà antiche.

Poeti e cantori, storici e geografi, hanno descritto il Cilento come una terra selvaggia, aspra, ma anche dolce, tranquilla, soleggiata, rannicchiata tra il mare e la montagna.

Terreno fertile fu questo luogo per il fiorir di miti e leggende. Che dire, a tal proposito, se non di sirene!

“Delle Sirene all’isola pervenne. Là il vento cadde, ed agguagliossi il mare…”.

Ulisse ne fu preda!

Leucosia era il nome della dolce sirene che si inabissò per amor suo, non essendo stato il suo canto capace di ammagliare il marinaio. È quanto ci racconta Omero nell’Odissea.

La, in mezzo al mare, tra la punta e l’isola oggi note come Licosa, “il mito delle sirene” si è incarnato. Ipotesi ormai ammessa dagli studiosi, fa coincidere Leucotea (Leucosia) con una divinità marina, probabilmente venerata anche nella vicina Elea.

Di sicuro la saga di Ulisse richiama alla più nota leggenda di sirene in ambito cilentano. Tuttavia, se pur di minor risalto, condizione dovuta alla mancanza di riscontri più o meno accettabili, è il mito-leggenda legato alla sirena Molpe, le cui gesta sono state localizzate a ridosso del promontorio di Capo Palinuro.
 
Elemento comune e forse di unione, è l’insorgere di entrambe le leggende nei pressi di zone difficoltose per la navigazione. Ed è il caso proprio di “Punta Licosa” e “Capo Palinuro”, che per la loro conformazione sia a livello terrestre che marino, rendevano particolarmente insidioso l’attracco o il passaggio.

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