Appunti di viaggio: il Golfo di Policastro (Fotogallery)

Infante viaggi

Rocco Vitolo ci fa viaggiare nel Golfo di Policastro raccontando con parole e immagini le bellezze del territorio che ci circonda. Tutte le foto sono numerate per essere associate allo scritto.                                                                                                                         Le conoscenze di questo territorio mi derivavano solo da reminiscenze scolastiche, per lo più collegate allo studio della mitica spedizione del 1857, di Carlo Pisacane e di Giovanni Nicotera, una impresa che sicuramente intrigava tanti studenti della generazione che respirava l’aria del “sessantotto”.  Una impresa, quella del Pisacane, fascinosa e romantica, ma drammaticamente fallita per difetto della sua stessa idea-guida .
La scelta di trascorrere un breve periodo di vacanza sulla sua costa è stata oltremodo felice, in quanto ho avuto la opportunità di conoscere un territorio sicuramente estraneo ai più battuti circuiti turistici (e aggiungerei fortunatamente), ma soprattutto unico, con una natura godibile, non attaccato ancora dalla cementificazione invasiva e dal turismo di massa, un territorio ricco di cultura e di storia.
Il Bussento, (foto 1) un fiume dalle limpide e pescose acque, dal percorso tortuoso e misterioso, che scompare nel ventre del monte per un lungo tratto, rappresenta la Cibele di questo territorio.
Esso alimenta e rinnova le acque di questo placido golfo, verso oriente, nella sacca della silenziosa Sapri, e, verso occidente, lungo la turrita e frizzante costa della Masseta e fino a punta Infreschi, contribuendo all’assegnazione di tante “bandiere blu”.
Per Punta Infreschi parlano le immagini …… (foto 2-5)
Gioiellini come Villammare o Scario, con lungomare dalle tipiche case in pietra (foto 6),
con la ombreggiata costa di Tragara (tale denominazione, di origine spagnola, compare anche a Capri) (foto 7)
e di  Garagliano, con le calette solitarie della Calcarella o dei Gabbiani  o dalla chiara etimologia araba, come la spiaggia di Sciabica, in memoria delle scorrerie corsare del XVI secolo, restituiscono al viaggiatore attimi di serenità, altrove smarriti.
Verde smeraldo per le acque limpide e trasparenti, blu di Prussia per rapidi pennellate sulle lievi increspature delle onde  sono i colori predominanti sulla tavolozza del paesaggista (foto 8).
A ben ragione Scario è stata definita la “Portofino del Sud” dal grande giornalista, ed amico, Clodomiro Tarsia. (foto 9)
Quanta storia serbano Vibonati, e Capitello, particolarissima nel suo fronte-mare già “giardino murato” dei Conti Carafa della Spina (foto 10) e nel suo Castellano, la trascrivo : “non t’allerti, o pirata  il bel terreno simbol di carafa poiche’ una spina il guarda e s’impiago’. belta’ divina trafigger sapra’ meglio un mortal seno” e … Policastro Bussentino, vera perla,  la nostra Monterriggioni.
Città fortificata, con una superba cinta muraria ancora visibile (foto 12), e con castello (foto 11) forse di impianto bizantino, ma sicuramente ampliato dai Sanseverino, nel XIV secolo, Policastro ha come scrigno della millenaria sua storia la imponente Cattedrale dedicata a Santa Maria Assunta. In essa si leggono chiaramente le stratificazioni, dall’originario impianto romanico fino all’attuale veste barocca. Vi si accede da un sagrato che ricorda l’analogo del Duomo di Cefalù.
La facciata presenta un pregevole portale (foto 13), sormontato da una edicola in marmo, datata 1455, e raffigurante la Santissima Vergine in trono con Bambino fiancheggiata da due Angeli. L’interno è oggi a pianta basilicale, ha una unica navata (foto 14),
con un soffitto ligneo a doghe (foto 15), con dipinti dedicati all’Assunta.
Sul fondo della navata, a sinistra, vi è una splendida cappella gentilizia rinascimentale.(foto 16)
Nel pavimento settecentesco maiolicato sono incastonate alcune lastre sepolcrali tardo medioevali, (foto 17)
E, addossato alla parete, il sarcofago quattrocentesco del barone Giulio Gallotti di Battaglia. (foto 18)
Il presbiterio trilobato (foto 19)
è sovrapposto alla cripta bizantina, che ha cinque navate, e 14 colonne, di spoglio, in marmo cipollino e granito rosso. (foto 20)
ed è sopraelevato rispetto alla quota della navata. (foto 21)
Sul fondo della abside vi è una tavola cinquecentesca attribuita a Pietro Neroni.
Pregevole e imponente è il campanile, decorato, su due ordini superiori, con archi ciechi intrecciati, (foto 22) come a Caserta vecchia, a Ravello, ad Amalfi e a Sant’Anna di Nocera. 
Già feudo dei Grimaldi, dei Sanseverino ed infine dei Carafa, ed importante sede vescovile, Policastro fu una vera “capitale”, tanto che l’intero golfo è conosciuto con tale nome. Dopo un periodo di declino, che procurò alla comunità anche la perdita dell’autonomia amministrativa, oggi sembrano  mature le condizioni per il riaffermarsi di un ruolo centrale e di un accorto sviluppo.

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