Elena, santa anacoreta da Laurino

di Giuseppe Conte

“Chi si ritirava a vivere nel deserto per raggiungere, in mortificazione e in preghiera, la perfezione cristiana” e in seguito, più semplicemente “religioso che vive in solitudine, digiunando e pregando”, è questa la definizione di anacoreta, ed Elena Consalvo da Laurino, lo fu.

Elena nasce a Laurino nella prima metà del VI sec. secondo quanto concordano diversi biografi; altri studi, affrontati in tempi più recenti, danno i natali ad Elena a cavallo fra l’VIII e il IX sec.

La vita della fanciulla, che rimase tale fino alla morte, venendo a mancare a solo 21 anni, ad oggi è tratteggiata da notizie biografiche più o meno certe e quasi del tutto attendibili.

La storia della sua figura, adagiata e da secoli incastonata in quella della terra natale, Laurino, si esprime secondo i connotati di chi ha vissuto una vita degna di ogni merito.

La famiglia che diede i natali ad Elena, fu l’allora Consalvo, che secondo storici e biografi, all’epoca non era particolarmente agiata ma fatta di persone oneste.

La sua bellezza e la sua umiltà, ben presto divennero oggetto d’invidia, tanto da essere ingiustamente accusata agli occhi della famiglia, costringendo quest’ultimi a continui rimproveri e maltrattamenti nei confronti della fanciulla.

Ma la bontà di Elena, che superava ogni confine materiale, nonostante il dolore che l’allontanarsi dalla famiglia le poteva causare, la portò ad abbandonare la casa paterna, incamminandosi verso le alture che circondavano il paese; si ritirò in un luogo isolato nel cuore della montagna, nei pressi dell’odierna località denominata Pruno, stabilendosi in un anfratto, una caverna che le fu da dimora.

A questo aveva portato la sua vocazione per Dio, che in coscienza di una dolce fanciulla, non riuscì a vanificarsi nemmeno con le ingiuste ingiurie addebitategli dalle genti.

Ed è qui che ha inizio la vita di Elena come anacoreta, la vita di una Santa eremita: lontana dagli affetti e da ogni segno di vita umana, tra la vegetazione ove solo il cielo è limpido e visibile, lo stesso cielo che le aprirà la via della vita eterna, a stretto contatto con il Dio che lei tanto amava.

E in questo angolo sperduto trascorre i pochi anni della sua vita, e nonostante stenti e sacrifici, vive le giornate in preghiera, elevando le sue invocazioni al mondo celeste.

Rimane qui, Elena, eremita di Laurino, fin quando la sua esistenza terrena si spegne e raggiunge quella eterna, in tenera età.

Il culto di Sant’Elena ha una storia secolare e spesso si è dovuta confrontare con la storia di altre figure sante, un altra Elena, che altrove compì le sue gesta ma la cui figura, per diversi versi, è simile a quella laurinese.

Secondo la leggenda, che pur ha qualcosa di storico, nella grotta di Pruno vennero rinvenute le sue ossa, traslate, dall’allora vescovo pestano nella sua cattedrale.

Qui furono probabilmente rapite dai francesi, nella convinzione che quei resti fossero appartenuti ad Elena Imperatrice e vennero portati nella loro patria.

Nella seconda metà del 1200, le reliquie, furono nuovamente riportate in territorio campano, nella città partenopea, ad opera di Margherita di Bourgogne, sposa di Carlo I D’Angiò.

Ancora vicissitudini diverse, prima che i resti della santa fossero restituiti ai laurinesi.

Solo sul finire dell’800 Elena ritorna alla terra natia, e da allora la Santa riposa riposta in un’urna all’interno della Collegiata di Santa Maria Maggiore a Laurino.

Diversi altari oggi si trovano in territorio laurinese, elevati ad Elena Santa; e diverse sono le leggende che ne spiegano il significato.

Secondo una di esse, in ogni luogo ove Elena aveva lasciato il segno, fu elevata una struttura ecclesiastica; altre leggende, invece, additano i vari edifici ad altrettanti significati. È un po il risultato delle stesse memorie che si intrecciano tra loro.

A Pruno. Ove secondo tradizione Elena si ritirò in eremitaggio, una cancellata chiude la grotta, che al suo interno conserva un piccolo altare del 1730. Il luogo è meta di pellegrinaggio il 29 del mese di giugno.

A Gorgonero. Non si conviene in una opinione unitaria circa l’anno di fondazione di questa cappella, i cui studi oscillano fra il VI sec. e i secoli VIII-IX. Non è possibile nemmeno stabilire con esattezza se l’edificazione sia di stampo romanico-bizantino o decisamente medievale. Ciò è dovuto anche ai rifacimenti che la struttura ha subito nel corso dei secoli. Sorge nei pressi del fiume Calore, a poca distanza dalla località Pruno, ove un tempo pare vi sia esistito un cenobio italo-greco, il quale confermerebbe, in un certo senso, la veridicità del culto della santa in loco. Anticamente, all’interno sorgeva un primitivo altare in pietra, poi sostituito e vi si conserva una statua della Santa risalente alla prima metà del 1700. Inoltre, vi è la presenza anche di un altra scultura che rappresenta Elena in giovane età.

Il ponte situato nei suoi pressi, per permettere di oltrepassare  il Calore, fu appositamente costruito per rendere accesso alla cappella.

A Laurino. Nel centro abitato sorge l’ennesima costruzione dedicata alla Santa. È la chiesa di Sant’Elena, la quale, secondo la tradizione, venne edificata laddove sorgeva la casa natale, ove, dunque, si diede la vita alla romitella di Laurino. Risale ai primi lustri del 1700 ed è una costruzione molto semplice. All’interno, della stessa epoca è la statua lignea che la raffigura; ad arricchire e dar pregio al luogo, sono le scene raffiguranti Elena in vari momenti della sua vita rappresentate nelle volte.

L’attaccamento e l’amore verso la loro patrona, fa dei laurinesi orgogliosi custodi di Elena: santa, vergine e anacoreta.

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