Acciaroli, inchiesta sul ristorante dei Vassallo: la Procura si spacca

| di
Acciaroli, inchiesta sul ristorante dei Vassallo: la Procura si spacca

Fu sequestrato pochi mesi dopo il delitto del sindaco Pescatore e a distanza di due anni il ristorante ‘Il rosso e il mare’ di via Nicotera ad Acciaroli, gestito dai figli di Angelo Vassallo, è al centro di un approfondimento di indagine e di uno scontro tutto ‘interno’ alla Procura di Vallo della Lucania. La figlia di Angelo Vassallo, il sindaco ucciso nel settembre del 2010, non avrebbe potuto usufruire del condono e inoltre in quel ristorante avrebbe realizzato con la complicità dei tecnici comunali e privati delle opere abusive determinando un aumento di volumetria: questo ha sostenuto il procuratore di Vallo Giancarlo Agrippo che ha chiesto il rinvio a giudizio.
 
Tutta la vicenda “Il rosso e il mare” è al centro di un processo che ha spaccato ‘brutalmente’ la Procura di Vallo della Lucania nel corso dell’udienza preliminare che si è tenuta ieri mattina, mercoledì 11 luglio. Infatti a sostenere di prosciogliere tutti gli imputati, otto in tutto, è stato Adolfo Greco, ex capo della Procura di Vallo e oggi procuratore aggiunto. A conclusione dell’udienza il Gup Carla Di Filippo ha emesso una sentenza di proscioglimento per due funzionari della Sovrintendenza di Salerno, e relativamente ad alcuni capi di imputazione per la figlia del sindaco ucciso, Giusy Vassallo. Ma il Gup ha inviato al pm titolare dell’inchiesta un supplemento di indagine per la stessa Giusy Vassallo, per la nonna – proprietaria dell’immobile – e per i tecnici comunali, progettista e rappresentante della ditta che ha eseguito i lavori. Tra i quesiti formulati quello di conoscere i rapporti ‘interpersonali’ tra i pubblici ufficiali del Comune di Pollica e i beneficiari, cioè i familiari del sindaco ucciso, tenuto conto anche delle difficoltà della varietà delle norme violate.

I nomi emessi dal pubblico ministero Il pm Giancarlo Grippo aveva chiesto il rinvio a giudizio per Giuseppina Vassallo, 31 anni figlia del sindaco di Pollica Angelo; la mamma del primo cittadino ucciso, Giuseppina Masarone, 86 anni; Domenico Giannella, 41 anni di Montecorice, tecnico del Comune di Pollica; Luigi Lombardi, 41 anni di Castellabate, direttore dei lavori, Giovanna Mazzotta, 57 anni di Pollica, legale rappresentante della ditta esecutrice dei lavori; Manlio Pappacena, 56 anni di Pollica, tecnico comunale; Isabella Mandia, 51 anni di Salerno e Fausto Martino, 59 anni di Baronissi, entrambi funzionari della Soprintendenza dei Beni ambientali di Salerno. Mandia e Martino, difesi dall’avvocato Franco Maldonato, sono stati assolti «perchè il fatto non sussiste» e cioè pienamente scagionati grazie anche ad una relazione difensiva del loro legale nella quale sono stati evidenziati tutti gli atti per nulla ‘accondiscenti’ messi in atto dalla Sovrintendenza nell’intricata vicenda del condono e nella ristrutturazione del ristorante di via Nicotera ad Acciaroli. «Se i funzionari avessero voluto favorire illecitamente la signora Vassallo – ha sostenuto il legale dei due funzionari Mandia e Martino, nel corso dell’arringa difensiva – perché conseguisse irrituali, gratuite e non dovute autorizzazioni per opere già eseguite e/o da eseguire, avrebbero potuto, senza neanche esporsi a confronti e contraddittori spiacevoli, che pure ci sono stati, concludere l’intera vicenda semplicemente non rilevando l’illegittimità dell’autorizzazione paesaggistica relativa al primo progetto di completamento». Un passaggio e una relazione durissima che ha convinto il Gup ad assolvere, in prima battuta, i due funzionari e a chiedere un approfondimento di indagine per gli altri sei imputati.

Una questione tecnica ingarbugliata nata con una richiesta di condono e con successive integrazioni, pareri, autorizzazioni comunali, che nel 2008 giunge a conclusione con un permesso a costruire che secondo la Procura sarebbe illegittimo.

Fonte: Metropolis Salerno

Consigliati per te

©Riproduzione riservata