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Quella terra chiamata Cilento: echeggiando tra passato e presente (parte I)

di Giuseppe Conte

“Cilento”! In una sola parola si può riassumere il mare e la montagna, la storia e la leggenda, le tradizioni, gli usi e i costumi, i sapori e i saperi. Ne ha di cose da raccontare questo angolo di mondo, posto lì, nella parte bassa dello stivale, proprio laddove lo sguardo inizia a penetrare sull’estremo sud.

Non è definibile in una sola parola, l’immenso patrimonio che sotto ogni aspetto, possiede questa terra; ed è impensabile descrivere questa terra in poche parole, possiamo solo dire Cilento! E pian piano addentrandoci nelle sue innumerevoli pagine colme di ogni vicissitudine che un lembo di terra può offrire, ripercorrere le tappe della vita.

Fin dalla Preistoria.
Tra il cielo azzurro e il limpido mare di molto tempo fa, bisogna indietreggiare per risalire agli albori di questa terra.  Bisogna ripercorrere i luoghi scelti “dall’uomo” per dimorare.

C’è vita nelle grotte! Le cavità costiere, oggi situate fra le marinerie di Palinuro, di Camerota e fino a Scario, sono state insediamento di “antichi uomini”, che qui hanno lasciato il segno. Risalgono al Paleolitico medio, circa 500.000 anni fa, le prime tracce umane nell’odierno Cilento.

Le grotte di Castelcivita e quelle dell’Angelo a Pertosa, nel confinante Vallo di Diano, ormai unito dal parco e dalla modernizzazione, sono stati i primi ricoveri per l’insediamento umano nelle zone interne di questa terra!

I reperti rinvenuti a Camerota e i misteri dell’Antece, tra le vette degli Alburni, ove l’odierno Cilento si inerpica, costituiscono l’ammirevole testimonianza dei primi passi umani mossi fra queste scenografiche realtà.

 

 

 

 

 

 

 

 

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