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14 Aprile 2026
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Aniello De Vita: il ricordo a 14 anni dalla scomparsa del medico cantautore del Cilento

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Aniello De Vita: il ricordo a 14 anni dalla scomparsa del medico cantautore del Cilento

Il 24 febbraio ha segnato il quattordicesimo anniversario della scomparsa di Aniello De Vita, figura eminente del Cilento, noto sia come medico che come cantautore. La sua eredità continua a essere viva nella memoria della comunità, che nutre ancora profondo affetto e ammirazione per lui. De Vita amava definirsi: «Io sono uno che fa il medico per vivere e suona, canta e scrive per non morire», una frase che riassume la sua duplice vocazione.

Il legame indissolubile con la sua terra

Aniello De Vita ha incarnato la sintesi perfetta tra la sua professione medica, condotta con rigore scientifico, e la sua passione artistica, espressione profonda dell’identità cilentana. La musica, per lui, non era un semplice passatempo, ma uno strumento per esplorare e raccontare l’anima di un popolo. Attraverso le sue composizioni, ha saputo cogliere l’essenza della sua terra, trasformandola in versi e melodie che hanno saputo toccare il cuore della gente.

«so nato a lo ciliento»: l’inno di un territorio

Tra le numerose opere dedicate al Cilento, il brano «So nato a lo Ciliento» si distingue come la sua creazione più celebre. Questa canzone è diventata ufficialmente l’inno del territorio, raggiungendo una tale risonanza popolare da essere spesso scambiata per un antico canto anonimo. Un’attribuzione, o meglio, una non attribuzione immediata, che De Vita accoglieva con orgoglio. Per lui, infatti, era la dimostrazione più autentica di aver creato qualcosa che il popolo sentiva intrinsecamente proprio, come se fosse parte del DNA culturale cilentano da sempre, superando il confine della paternità autoriale per entrare nel patrimonio collettivo.

Una nascita «posticipata» per evitare la guerra

La storia della nascita di Aniello De Vita, avvenuta a Moio della Civitella, è avvolta in una vicenda peculiare, legata al difficile contesto dell’epoca. Sebbene i documenti anagrafici riportino il 6 gennaio 1941, la data reale della sua venuta al mondo era l’8 dicembre 1940. Suo padre, Enrico De Vita, prese la decisione di registrarlo all’anagrafe solo all’inizio del nuovo anno. Questa mossa, fatta in piena epoca fascista, aveva un intento preciso: nella speranza di ritardare di un anno la potenziale chiamata al fronte, dato che la nascita di un maschio era allora considerata la genesi di un futuro soldato. L’astuzia del padre si rivelò provvidenziale, poiché Aniello avrebbe prestato servizio militare come ufficiale medico durante un periodo di pace, evitando così il conflitto.

Dal riscatto culturale alla riscoperta della musica popolare

La produzione artistica di De Vita ha segnato un punto di svolta nel panorama della musica popolare del Sud Italia. Il suo impegno scaturì da un episodio significativo: l’udire un professore universitario definire i contadini cilentani come esempio di ignoranza. Questo commento generò in Aniello un profondo senso di disagio, che egli scelse di trasformare in una rivendicazione di appartenenza e identità. Se in passato era propeno a dichiararsi genericamente «del Sud» per una sorta di timidezza reverenziale, dopo quell’episodio iniziò a celebrare con forza le proprie radici cilentane. Con la sua opera ha dato il via a una stagione di riscoperta culturale che continua ancora oggi a ispirare artisti e ricercatori, lasciando un’eredità di versi che risuonano ancora tra le valli della sua amata terra, testimonianza del suo indissolubile legame con essa.

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