Due tra i luoghi rupestri più suggestivi del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, la Grotta rupestre di San Michele Arcangelo nel territorio di Caselle in Pittari e la Grotta dell’Angelo a Sant’Angelo a Fasanella, rappresentano patrimonio culturale, religioso e naturalistico di grande rilievo, richiamando ogni anno visitatori e appassionati di storia e paesaggio.
Il complesso rupestre di Caselle in Pittari sorge sul versante meridionale del Monte Pittari, a circa 690 metri di quota, ed è costituito da due cavità naturali dedicate al culto dell’Arcangelo Michele e dell’Angelo. Entrambe le grotte, raggiungibili attraverso un sentiero immerso nella natura, sono state utilizzate nei secoli come luoghi di culto e rifugio, con testimonianze storiche che ne collegano l’origine a pratiche eremitiche di monaci italo‑greci dell’VIII‑IX secolo. All’interno si notano altari votivi con nicchie per statue del santo databili tra XVII e XVIII secolo, nonché bassorilievi medievali incastonati nella roccia, che richiamano l’antica tradizione cultuale micaelica diffusa in Italia meridionale. La popolazione locale mantiene vive le antiche pratiche di pellegrinaggio, con processioni che si tengono in occasioni sacre dedicate all’Arcangelo (8 maggio e 29 settembre).
A non molti chilometri di distanza, verso il nord del Cilento, nel borgo di Sant’Angelo a Fasanella, un’altra cavità naturale, nota come Grotta dell’Angelo o Grotta di San Michele Arcangelo, è considerata uno dei più significativi esempi di santuario rupestre della Campania. Già frequentata in epoca preistorica come luogo di culto, la grotta fu trasformata nell’XI secolo in centro di vita religiosa da una comunità di monaci benedettini provenienti dal monastero della Santissima Trinità di Cava dei Tirreni.
L’interno della cavità presenta una cappella dedicata all’Immacolata, resti mortali dell’abate Francesco Carocciolo e varie opere artistiche, tra cui affreschi trecenteschi e una statua marmorea seicentesca di San Michele Arcangelo. Particolare rilievo assume il portale marmoreo quattrocentesco che introduce alla chiesa rupestre, decorato con sculture in stile romanico; l’insieme testimonia il profondo intreccio tra fede, arte e natura che contraddistingue la storia del luogo.
Entrambi i siti si inseriscono nel paesaggio incontaminato del Cilento, territorio riconosciuto dall’UNESCO e ricco di testimonianze storiche, archeologiche e naturali. A Sant’Angelo a Fasanella, la valorizzazione della grotta è stata anche protagonista di iniziative come il “Meeting del turismo religioso” a Padula, dove è stato promosso il patrimonio spirituale e culturale locale come parte integrante dell’offerta turistica.




