Don Giuseppe “Peppe” Diana e don Pino Puglisi sono tra i sacerdoti più noti uccisi dalla Camorra e da Cosa Nostra per il loro impegno contro le mafie, ma non sono stati affatto gli unici preti ad aver pagato con la vita la scelta di opporsi alle logiche criminali e di denunciare estorsione, violenza e complicità. La storia di molti di questi uomini di Chiesa è stata documentata anche in un libro di recente pubblicazione, che mette in luce nomi e vicende spesso dimenticate.
Don Peppino Diana e don Puglisi: esempi di fede e coraggio
Don Giuseppe “Peppino” Diana, parroco di San Nicola di Bari a Casal di Principe (Caserta), fu assassinato dalla Camorra il 19 marzo 1994 nella sagrestia della sua chiesa mentre si preparava a celebrare la messa. Diana aveva definito la criminalità organizzata “una forma di terrorismo” invitando la sua comunità a rifiutare estorsioni e connivenze, diventando così un simbolo della resistenza civile e religiosa contro la violenza mafiosa.
Don Pino Puglisi, parroco del quartiere Brancaccio a Palermo, fu ucciso da killer legati a Cosa Nostra il 15 settembre 1993, proprio nel giorno del suo 56° compleanno. Da anni impegnato con i giovani per distoglierli dall’influenza mafiosa e per promuovere legalità e solidarietà, Puglisi fu poi riconosciuto come martire in odio alla fede dalla Chiesa cattolica e beatificato nel 2013 per il suo esempio di testimonianza evangelica e civile.
Un mosaico di storie spesso dimenticate
Oltre a questi due casi emblematici, le morti di sacerdoti uccisi per la sola fedeltà alla giustizia e alla cura pastorale non sono rare nella storia italiana del Novecento. Alcuni, come don Giorgio Gennaro, don Gaetano Millunzi, don Costantino Stella, don Filippo Di Forti, don Ignazio Modica, don Rosario Grasso, don Giuseppe Seggio, don Cesare Boschin e altri ancora sono ricordati nelle ricerche e nelle cronache, ma spesso le loro storie non hanno avuto la medesima risonanza nazionale. Per molti di questi sacerdoti non esistono processi conclusivi o ampi studi pubblici, tanto che il loro sacrificio rischia di essere cancellato dalla memoria collettiva.
“Non interferite”: un libro che ricuce la memoria
Proprio per non lasciare nelle ombre queste storie, è uscito nel 2025 il volume Non interferite. Il sangue dei preti sull’altare delle mafie di don Marcello Cozzi, pubblicato da San Paolo Edizioni. Il libro racconta le vicende di quattordici sacerdoti che, vivendo il Vangelo “fino in fondo”, hanno deciso di «interferire» con gli affari e le logiche criminali di mafia, camorra e ’ndrangheta, pagando talvolta con la vita la loro coerenza morale e pastorale. L’autore – sacerdote impegnato da anni nella difesa della legalità e nella lotta alle mafie – ha raccolto testimonianze, documenti e storie di uomini spesso dimenticati, restituendo loro dignità e memoria.
In apertura del libro, don Cozzi scrive che molte di queste figure “hanno accompagnato la storia d’Italia dalla sua nascita a oggi” e che le loro vicende sono diventate per lui “Vangelo”, perché mostrano come la fede possa tradursi in azione civile e testimonianza contro l’ingiustizia e l’oppressione.
Le storie di don Diana, don Puglisi e degli altri preti uccisi dalle mafie rappresentano una pagina dolorosa ma significativa della storia italiana recente. Per associazioni, scuole e comunità religiose, ricordare questi sacerdoti non è solo un atto di memoria, ma un invito a proseguire nell’impegno per la legalità, la giustizia sociale e la tutela dei più vulnerabili, affinché il silenzio non prevalga e il sacrificio di chi ha osato sfidare il male non vada disperso.











