Sacerdote cattolico, instancabile promotore di giustizia e punto di riferimento nella lotta alla criminalità organizzata e all’esclusione sociale. Don Luigi Ciotti, fondatore del Libera e del Gruppo Abele, ha trasformato la sua vocazione in un impegno concreto che dura da oltre cinquant’anni, segnando profondamente la storia civile del nostro Paese.
Nato il 10 settembre 1945 a Pieve di Cadore (Belluno), Ciotti si trasferisce da bambino con la famiglia a Torino, dove poco più tardi sente la chiamata al sacerdozio. Ordinato nel 1972, già nei primi anni di ministero si distingue per la sua attenzione agli emarginati e alle persone con dipendenze, fino a creare nel 1965 il Gruppo Abele, rete di servizi e comunità a sostegno dei più fragili.
La guerra alla mafia entra nella sua vita in modo ancora più diretto dopo gli eccidi del 1992, a Capaci e via D’Amelio, quando incontra i familiari delle vittime e decide di dedicare a loro una parte centrale del suo impegno: non solo denuncia dell’illegalità, ma sostegno e memoria delle vittime innocenti. È in questo contesto che nel 1995 nasce Libera – Associazioni, nomi e numeri contro le mafie, che aggrega centinaia di realtà associative e promuove l’educazione alla legalità, il riutilizzo sociale dei beni confiscati e iniziative culturali e formative su tutto il territorio nazionale e internazionale.
Secondo Ciotti, l’essenza dell’impegno antimafia non è solo la repressione dei reati, ma la costruzione di comunità in cui prevalgano giustizia, dignità e partecipazione: “Il nostro obiettivo è rendere l’Italia un Paese libero dalle ingiustizie”, ha detto in occasione del 30° anniversario della nascita di Libera, sottolineando come le mafie abbiano mutato forme e strategie ma non cessino di condizionare la vita sociale ed economica del Paese.
Oggi ottantenne, Ciotti continua a essere stimato per la sua coerenza e semplicità: recentemente ha ricevuto il premio nazionale Persona Fraterna 2024, riconoscimento che sottolinea l’importanza del suo esempio umano e civile. Nel 2025 è stato anche insignito della cittadinanza onoraria di San Mauro Torinese, dove alcune strutture del Gruppo Abele assistono donne, minori, migranti e rifugiati, sottolineando il radicamento di un modello di accoglienza e inclusione sociale che è diventato riferimento nazionale.
Critico verso ogni forma di indifferenza, don Ciotti ha più volte invitato le nuove generazioni ad assumersi responsabilità civiche e morali, spiegando che la lotta alle mafie parte dall’educazione alla legalità, dal rifiuto dell’omertà e dall’impegno quotidiano per una società più giusta.
Con il suo sguardo sempre rivolto agli ultimi, don Luigi Ciotti resta una delle voci più autorevoli nel dibattito pubblico italiano sulla legalità, i diritti umani e la responsabilità collettiva, incarnando nella sua testimonianza l’idea di una Chiesa aperta alla società e vicina alle ferite del Paese.











