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15 Aprile 2026
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Nuove tendenze digitali: come si diffonde e si normalizza l’odio online

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Nuove tendenze digitali: come si diffonde e si normalizza l’odio online

La nuova edizione della Mappa dell’Intolleranza 9, realizzata da Vox Diritti, fotografa un ecosistema digitale in cui il discorso d’odio non solo persiste, ma si evolve diventando sempre più strutturato, pervasivo e difficile da intercettare.

Tra le principali evidenze emergono fenomeni come la crescita di forme di deumanizzazione, la presenza di pattern ricorrenti di viralizzazione e dinamiche che suggeriscono l’esistenza di vere e proprie reti di amplificazione dell’hate speech. Un sistema che, secondo la ricerca, contribuisce a moltiplicare la portata dei contenuti ostili in modo non casuale ma organizzato.

Il progetto, attivo dal 2016, monitora e analizza i discorsi d’odio sulla piattaforma X in Italia. L’edizione 2025 si basa su un corpus di circa 2 milioni di contenuti raccolti tra gennaio e novembre, di cui il 56% classificato come negativo, un dato sostanzialmente stabile rispetto al 57% dell’anno precedente. Un elemento che conferma la natura strutturale del fenomeno nel dibattito digitale.

La ricerca è realizzata dall’Osservatorio italiano sui diritti in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano, coinvolgendo il Dipartimento di Diritto pubblico italiano e sovranazionale, il Dipartimento di Informatica “Giovanni Degli Antoni” e il centro di ricerca Human Hall, con il contributo dell’agenzia The Fool.

Le tre novità della Mappa 9

Rispetto alle precedenti edizioni, lo studio introduce tre nuove linee di analisi:

  • Viralizzazione dell’odio: i contenuti ostili non si diffondono in modo spontaneo, ma seguono schemi ricorrenti che indicano la presenza di reti strutturate capaci di amplificarne la diffusione.
  • Deumanizzazione: analizzata come meccanismo linguistico e cognitivo, mostra come l’“altro” venga progressivamente privato della sua umanità attraverso strategie lessicali ricorrenti e riconoscibili.
  • Forme dirette e indirette dell’hate speech: quasi il 46,68% degli stereotipi emerge in forma indiretta, attraverso ironia, allusioni e generalizzazioni implicite, spesso difficili da intercettare dai sistemi automatici di moderazione.

Il nodo della misoginia

Uno dei dati più rilevanti riguarda l’odio contro le donne: apparentemente in calo, ma in realtà sempre più normalizzato. La ricerca evidenzia come il linguaggio misogino si sia trasformato in un repertorio diffuso e quotidiano, meno esplicito ma più pervasivo.

Significativo anche un altro elemento: il 43% dei contenuti misogini è prodotto da account femminili, dato interpretato come possibile effetto di dinamiche di auto-oggettivazione e interiorizzazione degli stereotipi.

Le donne e la diffusione dell’odio

Il report evidenzia inoltre un paradosso: le donne producono una quota minoritaria di contenuti d’odio, ma questi generano in media più interazioni rispetto a quelli maschili, risultando quindi più efficaci nella diffusione.

Reti e amplificazione

Secondo la ricerca, l’odio online non si distribuisce in modo casuale: la sua circolazione sarebbe legata a cluster ricorrenti di account e a meccanismi di amplificazione concentrata. Lazio e Lombardia risultano le aree con maggiore incidenza di contenuti virali geolocalizzati.

Deumanizzazione e linguaggio

La deumanizzazione emerge come elemento strutturale del discorso d’odio: su oltre 26mila tweet analizzati, è presente in più di un terzo dei contenuti. Le forme variano per categoria, con picchi nell’abilismo e nella xenofobia, dove il linguaggio assume spesso caratteristiche di “biologizzazione” o “animalizzazione” dell’altro.

Antisemitismo

In crescita anche i contenuti antisemiti, che passano dal 27% al 29%. Le espressioni più ricorrenti si concentrano sulla dimensione politica del termine “sionista”, spesso associato a verbi fortemente violenti.

La Mappa dell’Intolleranza 9 restituisce quindi l’immagine di un ecosistema digitale in cui l’odio non è episodico, ma strutturato, adattivo e sempre più difficile da riconoscere. Un fenomeno che non riguarda solo il linguaggio, ma le dinamiche profonde della comunicazione online contemporanea.

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