SALERNO – Un fenomeno radicato, difficile da estirpare, ma ora nel mirino di un intervento normativo più incisivo. Sono 34 i parcheggiatori abusivi identificati dalla polizia locale, soggetti già noti alle forze dell’ordine e protagonisti di una lunga sequenza di sanzioni.
I numeri raccontano una realtà consolidata: ciascuno di loro ha accumulato mediamente una cinquantina di multe, per un totale che supera i mille verbali. Un sistema che, negli anni, ha generato un volume economico considerevole, con cifre complessive che sfiorano il milione e duecentomila euro.
La svolta normativa
Finora, le misure adottate si sono rivelate poco efficaci. Le sanzioni amministrative e strumenti come il Daspo urbano non hanno prodotto risultati concreti. Ora, però, il nuovo decreto sicurezza introduce un cambio di passo: l’attenzione si concentra sulla recidiva, con pene più severe per chi continua a esercitare l’attività illecita.
In caso di reiterazione della violazione, la multa può raddoppiare e, nei casi più gravi, si arriva fino all’arresto, con pene che possono variare da sei mesi a un anno, oltre a sanzioni economiche fino a 8mila euro.
Zone e dinamiche del fenomeno
Le aree più esposte restano quelle centrali e ad alta affluenza, come piazza Vittorio Veneto e la stazione, ma anche arterie strategiche come via Costantino l’Africano e via Piave. In alcuni casi, si sono registrati episodi di tensione e aggressioni ai danni degli automobilisti.
Il meccanismo è sempre lo stesso: richiesta insistente di denaro in cambio di una vigilanza inesistente. Spesso, oltre al pagamento richiesto, gli automobilisti rischiano comunque sanzioni per sosta irregolare.
Un sistema che genera reddito
Nonostante i controlli, il fenomeno continua a produrre guadagni significativi: nelle zone centrali si arriva anche a 10-13 euro all’ora, con entrate mensili che possono superare i 250 euro per singola postazione.
Ora, dopo anni di interventi inefficaci, si apre una nuova fase. Le istituzioni puntano a colpire i soggetti più recidivi per interrompere un’abitudine consolidata. Resta da capire se le nuove misure saranno sufficienti a ridimensionare un fenomeno che, finora, ha dimostrato una notevole capacità di resistenza.












