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17 Maggio 2026
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Come leggere le etichette del pet food: cosa mangiano davvero cani e gatti

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Come leggere le etichette del pet food: cosa mangiano davvero cani e gatti

Negli ultimi anni il mercato del pet food è cresciuto rapidamente anche in Italia. Secondo i dati dell’associazione di settore Assalco-Zoomark, il comparto degli alimenti per animali domestici continua a registrare aumenti di vendita, trainato soprattutto dall’attenzione crescente verso il benessere di cani e gatti. Ma davanti agli scaffali dei supermercati o dei negozi specializzati, molti proprietari faticano ancora a interpretare correttamente le etichette.

Ingredienti, conservanti, diciture “naturale” o “grain free”: capire cosa contiene davvero il cibo per animali è diventato un tema centrale anche per veterinari e nutrizionisti.

L’ordine degli ingredienti: il primo elemento da controllare

Secondo le linee guida europee sull’etichettatura dei mangimi, gli ingredienti devono essere indicati in ordine decrescente di peso. Questo significa che il primo ingrediente presente è quello quantitativamente maggiore nel prodotto.

Per veterinari nutrizionisti, un alimento di qualità dovrebbe riportare fonti proteiche chiare e specifiche, come “pollo”, “salmone” o “manzo”, evitando definizioni troppo generiche come “carni e derivati”. Le diciture generiche, infatti, possono comprendere diverse parti animali senza indicarne l’origine precisa.

Nel caso dei gatti, considerati carnivori stretti, l’apporto proteico animale resta particolarmente importante. I cani, invece, hanno una dieta più flessibile ma necessitano comunque di proteine di qualità e nutrienti bilanciati.

Cosa significa davvero “naturale”

Una delle parole più usate nel marketing del pet food è “naturale”. Tuttavia, il termine non significa necessariamente “biologico” o “privo di lavorazioni industriali”.

Secondo la Federazione Europea dell’Industria del Pet Food (FEDIAF), un ingrediente può essere definito naturale quando deriva da fonti vegetali, animali o minerali sottoposte a processi fisici limitati e senza trattamenti chimici sintetici.

Questo non implica automaticamente una qualità superiore del prodotto finale. Gli esperti consigliano quindi di valutare l’intera composizione nutrizionale e non soltanto le diciture pubblicitarie presenti sulla confezione.

Conservanti: quali sono e quando preoccuparsi

I conservanti vengono utilizzati per mantenere stabile il prodotto e prevenire l’ossidazione dei grassi. Alcuni sono naturali, come la vitamina E (tocoferoli), altri sono sintetici.

L’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) stabilisce limiti rigorosi sull’utilizzo degli additivi nei mangimi destinati agli animali domestici.

Veterinari e nutrizionisti spiegano che la presenza di conservanti autorizzati non rende automaticamente un alimento dannoso. Piuttosto, l’attenzione dovrebbe concentrarsi sull’equilibrio nutrizionale complessivo e sull’affidabilità del produttore.

Grain free: moda o reale necessità?

Tra le tendenze più diffuse c’è il pet food “grain free”, cioè privo di cereali. Molti proprietari associano questa scelta a una dieta più sana, ma gli specialisti invitano alla cautela.

Secondo la Food and Drug Administration statunitense (FDA), alcune indagini hanno valutato possibili correlazioni tra diete grain free e particolari patologie cardiache nei cani, anche se gli studi scientifici sono ancora in corso.

I veterinari sottolineano che i cereali non sono dannosi per tutti gli animali e che eventuali esclusioni alimentari dovrebbero essere decise solo in presenza di allergie o specifiche esigenze cliniche.

Crocchette o umido: non esiste una risposta unica

Uno dei dibattiti più frequenti riguarda la scelta tra alimentazione secca e umida. Le crocchette aiutano la praticità quotidiana e possono contribuire all’igiene dentale, mentre il cibo umido favorisce l’idratazione, soprattutto nei gatti.

Molti nutrizionisti veterinari suggeriscono una dieta mista, calibrata in base a età, peso, attività fisica e condizioni di salute dell’animale.

I falsi miti più diffusi

Tra le convinzioni più comuni c’è l’idea che un alimento costoso sia sempre migliore oppure che il cane debba mangiare esclusivamente carne. Gli specialisti ricordano invece che il valore nutrizionale dipende dall’equilibrio complessivo della dieta e non soltanto dal prezzo o dalla presenza di ingredienti “premium”.

Anche le diete casalinghe improvvisate possono comportare rischi nutrizionali se non formulate da un veterinario esperto in nutrizione animale.

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